Anna La Croce

nata a Catanzaro il 31 ottobre 2006, è una cantautrice, attrice, interprete e docente di musica, tra le figure emergenti più poliedriche del panorama italiano. Fin da giovanissima sviluppa una…

BIOGRAFIA

#Anna La Croce

nata a Catanzaro il 31 ottobre 2006, è una cantautrice, attrice, interprete e docente di musica, tra le figure emergenti più poliedriche del panorama italiano. Fin da giovanissima sviluppa una forte passione per la musica, iniziando a cantare già a quattro anni, ispirata dal fratello maggiore, artista nel mondo del rap. Dotata di una voce versatile e di una spiccata sensibilità artistica, si muove prevalentemente nel pop, esplorando con naturalezza anche il pop rock e altri generi, mentre come musicista autodidatta suona pianoforte e chitarra e approfondisce lo studio dell’ukulele.

Nel corso degli anni si distingue in numerosi concorsi e festival nazionali, raggiungendo importanti traguardi, tra cui le finali di Sanremo DOC, i provini per Amici di Maria De Filippi e la finalissima del Premio Mia Martini. Parallelamente alla crescita artistica, porta avanti un percorso accademico straordinario: dopo il diploma conseguito con il massimo dei voti, nel 2024 ottiene a soli 18 anni la laurea triennale in Didattica della Musica presso il Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina con 110/110, diventando la più giovane laureata d’Italia. Successivamente intraprende due percorsi magistrali in Didattica della Musica e Pop Rock tra i conservatori di Messina e Nocera Terinese, affermandosi anche come la più giovane insegnante di musica in Italia.

La sua attività si estende anche all’ambito educativo e progettuale: è responsabile e direttore esecutivo del progetto “Artista per Passione”, dedicato al sostegno dei giovani talenti, e protagonista di importanti eventi live, tra cui concerti a Taormina riconosciuti a livello istituzionale. La sua carriera è costellata di successi anche a livello competitivo, in particolare nelle Performer Cup, dove conquista più volte il podio nazionale, europeo e mondiale, ottenendo borse di studio e qualificazioni internazionali.

Nel corso del suo percorso ha aperto concerti di artisti affermati della scena italiana e condiviso il palco con nomi noti, vivendo momenti di grande impatto emotivo come l’esibizione al Roccella Summer Fest, dove ha presentato al pianoforte il brano “L’amore non è violenza”, dedicato alla memoria di Giulia Cecchettin e alla lotta contro la violenza sulle donne. La sua produzione musicale, interamente legata a esperienze personali e tematiche sociali, affronta temi come il tempo, l’identità, il bullismo, la resilienza e la ricerca di sé.

Accanto alla musica, si dedica anche alla recitazione, partecipando a progetti cinematografici e sociali, e ricopre il ruolo di giurata e ospite in festival nazionali e internazionali, tra eventi musicali, cinematografici e concorsi. Con una community social in costante crescita, utilizza le sue piattaforme come spazi di ascolto e supporto, trasformando esperienze personali difficili, come il bullismo, in un impegno concreto verso gli altri. La sua arte e il suo percorso testimoniano una visione in cui talento, studio e responsabilità sociale si intrecciano, dando forma a una figura artistica completa e profondamente contemporanea.

Cos’è per te la musica?

Mi chiamo Anna La Croce, ho 19 anni e vengo dalla Calabria, precisamente da Catanzaro. Sono una cantautrice e musicista e nella mia vita ho cercato di unire la mia grande passione per la musica alla formazione, conseguendo il diploma con 100/100 e la laurea in Didattica della Musica al Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina con 110/110, a 18 anni. Un traguardo che per me ha avuto un significato ancora più profondo, perché rappresenta anche il risultato di un percorso fatto di sacrifici, determinazione e crescita personale. Per me la musica è vita, emozione e libertà. È il linguaggio attraverso cui riesco a raccontare me stessa quando le parole non sono sufficienti. È stata presente nei momenti più belli della mia vita, ma anche in quelli più difficili, diventando un rifugio e, allo stesso tempo, una spinta a non arrendermi. Quando salgo su un palco non voglio semplicemente cantare una canzone o dimostrare quello che so fare. Voglio trasmettere qualcosa. Voglio che chi mi ascolta possa riconoscersi nelle parole che canto, emozionarsi, sentirsi compreso o magari trovare, anche solo per qualche minuto, un po’ di forza. Nel mio percorso ho avuto la possibilità di vivere tanti palchi, concorsi, concerti e incontri importanti, e ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa. Ma i momenti che più mi emozionano sono quelli in cui una persona viene da me e mi dice che una mia interpretazione o una mia canzone è riuscita a toccarla nel profondo. È lì che capisco davvero perché continuo a fare musica. Per me, quindi, la musica non è soltanto una passione o un possibile lavoro: è un modo di comunicare, emozionare e creare connessioni. Credo che una voce non debba essere necessariamente perfetta per arrivare al cuore: deve essere vera. E io cerco di mettere tutta me stessa in quello che canto.

Come è nata la tua esigenza di scrivere e cantare canzoni che uniscono esperienza personale e impegno sociale?

Credo che questa esigenza sia nata dal momento in cui ho sentito il bisogno di non limitarmi più a interpretare le emozioni degli altri, ma di raccontare anche le mie. La musica è sempre stata il mio spazio di libertà. Crescendo ho iniziato a capire che potevo utilizzare quello spazio per trasformare esperienze, emozioni e riflessioni in parole e melodie. Anche le difficoltà che ho vissuto, compreso il bullismo e il peso del giudizio degli altri, hanno contribuito a farmi sviluppare una sensibilità particolare verso determinate tematiche. A un certo punto ho capito che una storia personale può diventare universale. Quando racconto qualcosa che appartiene alla mia esperienza, può esserci dall’altra parte qualcuno che si riconosce in quelle parole e che magari sta vivendo qualcosa di simile. È proprio da qui che nasce il mio desiderio di unire la dimensione personale a quella sociale. Non voglio scrivere soltanto per raccontare ciò che è successo a me, ma per provare a trasformare un’esperienza in un messaggio che possa arrivare anche agli altri. Penso a chi viene giudicato per il proprio aspetto, a chi viene escluso, a chi non crede abbastanza in se stesso, a chi vive una situazione di solitudine o a chi non trova il coraggio di parlare. Se una canzone riesce anche solo per qualche minuto a far sentire una persona compresa o meno sola, allora per me ha già raggiunto uno scopo importante. Per questo considero la musica anche una forma di responsabilità. Una canzone può far riflettere, aprire una conversazione e dare voce a qualcosa che spesso rimane in silenzio. Io ho ricevuto molto dalla musica e oggi sento il desiderio di restituire qualcosa attraverso quello che scrivo. È questo che mi spinge a trasformare le mie esperienze e quelle che incontro ogni giorno in storie da raccontare.

In che modo il tuo percorso accademico così precoce ha influenzato la tua identità artistica?

Il mio percorso accademico ha avuto un ruolo importante nella costruzione della mia identità artistica. A 18 anni ho conseguito la laurea in Didattica della Musica al Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina con 110/110, ma per me quel traguardo non rappresenta soltanto un risultato da mettere sul curriculum: è stato un percorso che mi ha insegnato a conoscere la musica in maniera molto più profonda. Studiare musica in modo così approfondito mi ha permesso di andare oltre la semplice passione. Ho imparato ad ascoltare, analizzare e comprendere ciò che c’è dietro una canzone, un arrangiamento, un’interpretazione e una performance. Mi ha dato strumenti tecnici e una maggiore consapevolezza, che oggi cerco di mettere al servizio della mia espressività. Allo stesso tempo, ho sempre cercato di non permettere alla tecnica di soffocare l’emozione. Per me la musica nasce prima di tutto da ciò che sento. La formazione mi ha insegnato come utilizzare gli strumenti che ho acquisito, ma è quello che provo e quello che voglio comunicare a guidarmi quando canto o scrivo. Aver intrapreso questo percorso così presto mi ha anche responsabilizzata. Ho dovuto imparare a organizzarmi, a studiare e a confrontarmi con ambienti e responsabilità importanti mentre costruivo contemporaneamente il mio percorso artistico. La Didattica della Musica, inoltre, mi ha fatto comprendere ancora di più il valore educativo, sociale ed emotivo della musica. È qualcosa che sento particolarmente vicino alla mia esperienza, perché credo che la musica possa essere non soltanto espressione artistica, ma anche uno strumento di crescita. Oggi continuo a formarmi frequentando il biennio magistrale in Canto Pop Rock al Conservatorio “Tchaikovsky – Saverio Arlia” di Nocera Terinese e proseguendo il mio percorso in Didattica della Musica al “Corelli”. Credo che un artista non debba mai smettere di studiare, mettersi in discussione e imparare. La mia formazione mi ha dato le basi, la mia esperienza mi ha dato la sensibilità e la vita mi ha dato le storie da raccontare. È dall’unione di queste tre cose che nasce la mia identità artistica.

Essere una delle più giovani docenti di musica in Italia cambia il tuo modo di vivere il palco e la creazione musicale?

Sicuramente sì, perché il percorso che ho fatto mi ha permesso di vivere la musica da prospettive diverse. Sono diventata docente di musica molto giovane e, negli ultimi anni, ho avuto anche la possibilità di vivere il palco non soltanto come cantante e concorrente, ma anche come giudice e come ospite. Essere dall’altra parte della giuria, per esempio, mi ha insegnato ad ascoltare gli artisti con un’attenzione diversa. Non guardo soltanto la tecnica: cerco di capire l’emozione, la personalità, l’identità e quello che un artista riesce realmente a trasmettere. Anche vivere il palco come ospite è stata un’esperienza importante, perché significa entrare in una dimensione diversa da quella della competizione: condividere la propria esperienza, incontrare il pubblico e creare un rapporto diretto con le persone. Quando invece salgo sul palco per cantare, cerco di non pensare alla docente o al giudice. In quel momento sono semplicemente Anna, una ragazza che vuole raccontare qualcosa attraverso una canzone. La formazione mi ha dato maggiore consapevolezza tecnica e interpretativa, ma non voglio che la tecnica diventi una barriera tra me e chi mi ascolta. Anche la creazione musicale è cambiata grazie a queste esperienze. Ascoltare tanti artisti, confrontarmi con percorsi differenti e osservare diverse modalità di espressione mi ha fatto capire ancora di più quanto sia importante costruire una propria identità. La tecnica si può studiare, ma la personalità artistica non si può imitare. È ciò che rende riconoscibile una persona. Credo quindi che essere artista, docente, giudice e ospite non siano ruoli in contrasto tra loro. Sono esperienze che si completano. Sul palco comunico attraverso la voce e le emozioni, come giudice ascolto e cerco di valorizzare gli altri artisti, mentre come docente trasmetto ciò che ho imparato. Alla fine, penso che palco e insegnamento siano due facce della stessa cosa: la relazione con gli altri. E proprio questa pluralità di esperienze mi aiuta anche quando scrivo, perché mi porta a chiedermi non soltanto cosa voglio dire io, ma anche cosa può arrivare davvero a chi mi ascolta.

Il bullismo è un tema centrale nel tuo percorso: come si è trasformato nel tempo da ferita personale a motore creativo?

Il bullismo è una parte della mia storia che non posso e non voglio cancellare, perché ha inevitabilmente influenzato la persona che sono diventata. Per molto tempo, però, è stato soprattutto una ferita. Ho vissuto il peso del giudizio e di quelle parole che, soprattutto quando si è giovani, possono entrare profondamente nella propria percezione di sé. Ci sono stati momenti in cui ho fatto fatica a credere nelle mie possibilità e a riconoscere il mio valore.
Con il tempo ho iniziato a capire che ciò che avevo vissuto non doveva necessariamente diventare il limite della mia vita. Potevo scegliere cosa farne. E la musica è stata lo strumento attraverso cui ho iniziato a trasformare quel dolore. All’inizio cantare era soprattutto un modo per stare bene, per sfogarmi e per avere uno spazio in cui sentirmi libera. Poi, attraverso la scrittura, ho capito che potevo trasformare quelle emozioni in parole, melodie e messaggi. Quella che era stata una ferita personale è diventata così anche un motore creativo. Ma non voglio che le mie canzoni parlino soltanto di me. Quando racconto ciò che ho vissuto, penso anche alle persone che oggi si trovano nella situazione in cui io sono stata in passato: ragazzi e ragazze che vengono giudicati per il loro aspetto, per il loro carattere, per le loro fragilità o semplicemente perché scelgono di essere se stessi. Se una mia canzone riesce a far sentire qualcuno meno solo, a dargli il coraggio di reagire o a fargli capire che il giudizio degli altri non determina il suo valore, allora quella sofferenza ha assunto un significato diverso. Anche i traguardi che ho raggiunto sono diventati parte di questo percorso. Non li considero una rivincita nei confronti di chi mi ha ferita, ma una dimostrazione che quelle parole non potevano decidere chi sarei diventata. Oggi guardo a quella parte della mia storia con occhi diversi. Il dolore rimane qualcosa che ho vissuto, ma non è più ciò che mi definisce.
Non possiamo sempre scegliere ciò che ci accade, ma possiamo scegliere cosa diventare dopo. Io ho scelto di trasformare una ferita in una voce.

Cosa rappresenta per te il progetto “Artista per Passione” e quale impatto desideri avere sui giovani talenti?

“Artista per Passione” rappresenta una parte fondamentale del mio percorso, perché non è semplicemente un progetto al quale ho partecipato: oggi ne sono responsabile e direttrice esecutiva, e attraverso di esso ho avuto la possibilità di unire formazione, musica ed esperienza sul campo. La sua storia è legata anche al mio percorso scolastico. Ho frequentato l’ITC “XXIV Maggio 1915” di Trappitello-Taormina, dove ho conseguito il diploma in Amministrazione, Finanza e Marketing con 100/100, continuando contemporaneamente a costruire il mio percorso musicale e accademico. Per me quell’ambiente ha rappresentato molto più di una scuola, perché mi ha permesso di non dover scegliere tra lo studio e la musica. Ed è proprio questo uno dei messaggi che vorrei trasmettere ai ragazzi: non sempre bisogna rinunciare a una parte di sé per inseguire un sogno. Attraverso “Artista per Passione” ho avuto la possibilità di trasformare tanti obiettivi che sembravano lontani in esperienze concrete: due concerti completamente miei, cinque tour in tutta Italia e numerose manifestazioni, concorsi, ospitate e occasioni di confronto. Oggi, però, la cosa che mi interessa maggiormente è poter creare opportunità anche per altri giovani talenti. So quanto sia importante, soprattutto all’inizio, avere qualcuno che creda in te, un palco su cui metterti alla prova, un confronto sincero e uno spazio in cui poter esprimere la propria identità. Per questo vorrei trasmettere ai ragazzi non soltanto competenze musicali, ma anche consapevolezza, disciplina, costanza e fiducia nelle proprie capacità. Il talento è fondamentale, ma da solo non basta: bisogna studiare, lavorare, essere umili e avere la capacità di continuare anche quando qualcosa non va come avevamo immaginato. E soprattutto vorrei che imparassero a non avere paura di essere diversi. Non devono cercare di diventare la copia di qualcun altro. Devono trovare la propria voce. “Artista per Passione” per me è quindi sia un punto di arrivo che un punto di partenza. È un progetto che mi ha aiutata a costruire il mio percorso e che oggi mi dà la possibilità di aiutare altri ragazzi a costruire il loro. Un talento non ha bisogno soltanto di essere scoperto: ha bisogno di essere ascoltato, accompagnato e fatto crescere.

Tra i tanti brani che hai scritto, ce n’è uno che senti più vicino alla tua evoluzione personale e artistica?

È difficile scegliere un solo brano, perché sento che ogni mia canzone rappresenta una tappa della mia evoluzione, sia personale che artistica. Se guardo al percorso che ho fatto, mi accorgo che ogni brano racconta un momento diverso e una parte diversa di me. “La Scia del Tempo” racconta il mio viaggio artistico e la crescita di una passione che, iniziata quando ero bambina, negli anni è diventata parte integrante della mia vita. Con “Sto Cercando Te” affronto invece il tema della ricerca di se stessi e delle proprie emozioni, mentre “Ci Sono Anch’io” è legata al tema dell’accettazione di sé e al bullismo: parla del bisogno di riconoscere il proprio valore e di comprendere che anche quelli che consideriamo difetti possono diventare ciò che ci rende unici. “Mai Silenzio” racconta la lontananza e la paura di perdere qualcuno che amiamo, entrando in quella dimensione più fragile e intima dei rapporti umani. “Splendere”, invece, è per me quasi un inno alla vita: parla del volersi bene, del non arrendersi e della capacità di continuare a splendere anche dopo aver attraversato momenti difficili. Con “La Mia Destinazione” il tema diventa ancora più legato al mio presente: è il viaggio verso i miei sogni e verso una destinazione che sto ancora cercando di raggiungere. È la consapevolezza che il percorso può essere difficile, ma che vale la pena continuare a camminare. Anche “Coast to Coast”, realizzata insieme a Fabio Mancuso, rappresenta una fase diversa, più leggera e sperimentale, e proprio per questo importante nella mia crescita artistica. Infine c’è “L’Amore non è violenza”, che nasce dal desiderio di utilizzare la mia voce per affrontare un tema sociale drammaticamente importante: la violenza contro le donne, con un riferimento particolare alla storia di Giulia Cecchettin. È un brano che porta un messaggio molto chiaro: l’amore non può essere possesso, controllo, paura o violenza. Per questo non riesco davvero a scegliere una sola canzone. Sono tutte pagine dello stesso libro. Alcune raccontano me, altre raccontano emozioni che possono appartenere a tutti, altre ancora nascono dal bisogno di affrontare temi sociali. Se c’è qualcosa che le accomuna è il bisogno di raccontare qualcosa di vero. E forse è proprio questa la mia evoluzione: sono partita dal desiderio di cantare e oggi sento sempre più forte il desiderio di avere qualcosa da dire attraverso la musica.

Hai calcato palchi importanti e condiviso esperienze con artisti affermati: cosa hai imparato da questi incontri?

Nel corso del mio percorso ho avuto la fortuna di vivere palchi molto diversi tra loro e di incontrare artisti e professionisti che hanno contribuito alla mia crescita. Ho avuto l’opportunità di aprire i concerti di Cristiano Malgioglio, Dargen D’Amico, Povia, Jalisse, Angelo Famao e altri artisti, oltre ad aver condiviso il palco in duetto con Federica Carta e Micaela.
Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa, ma soprattutto mi ha insegnato che dietro a un grande artista non ci sono soltanto talento e successo. Ci sono tantissimo lavoro, preparazione, disciplina, professionalità e capacità di affrontare ogni situazione con rispetto. Ho imparato molto anche osservando ciò che accade lontano dai riflettori: la preparazione prima di salire sul palco, il rapporto con i musicisti e con lo staff, la gestione dell’emozione, l’attenzione verso il pubblico e la capacità di mantenere la professionalità anche quando qualcosa non va esattamente come previsto. I duetti mi hanno insegnato invece l’importanza dell’ascolto. Quando condividi una canzone con un altro artista devi trovare un equilibrio, lasciando spazio all’altra persona senza perdere la tua identità. È una lezione che considero fondamentale per qualsiasi interprete. Tra le esperienze più recenti e significative c’è sicuramente quella del 21 agosto 2026 con Arisa. È stata lei a volermi sul palco durante il suo concerto al Roccella Summer Fest e a chiedermi di cantare una mia canzone. Per me è stato importante non soltanto perché ho avuto la possibilità di condividere il palco con un’artista che stimo, ma perché ho sentito che una mia canzone e ciò che volevo comunicare potevano trovare spazio in un contesto così importante. Anche i miei concerti personali mi hanno insegnato molto. Grazie ad “Artista per Passione” ho avuto la possibilità di realizzare due concerti completamente miei e di vivere cinque tour in tutta Italia. Essere protagonista di un proprio spettacolo significa assumersi una responsabilità diversa: non c’è soltanto l’esibizione, ma ci sono la scaletta, il pubblico, i musicisti, l’organizzazione e tutto ciò che contribuisce alla riuscita di una serata. Alla fine, però, la lezione che porto con me è che non esiste un palco sul quale si smette di imparare. Un grande evento può insegnarti qualcosa, ma anche un piccolo palco può lasciarti un’esperienza preziosa. E soprattutto ho capito che incontrare artisti affermati non deve farti pensare di essere arrivato. Al contrario, deve aumentare la voglia di studiare, migliorarsi e capire dove vuoi arrivare. Il palco può cambiare, il pubblico può cambiare e le persone con cui condividi una canzone possono cambiare, ma non devi mai perdere la tua autenticità.

La tua musica spazia tra pop, pop rock e temi profondi: come trovi l’equilibrio tra immediatezza e contenuto?

Per me l’equilibrio nasce dal non voler scegliere tra emozionare e far riflettere. Credo che una canzone possa essere immediata, avere una melodia che arriva al primo ascolto e, allo stesso tempo, contenere un messaggio importante. Il pop e il pop rock mi permettono proprio di muovermi in questa direzione. Mi piace l’idea di creare canzoni accessibili, che possano essere ascoltate e cantate da tutti, ma che abbiano anche qualcosa da dire. Quando scrivo parto quasi sempre da un’emozione reale. Può essere qualcosa che ho vissuto, una sensazione, una storia che mi è stata raccontata oppure un tema che sento particolarmente vicino. Da lì cerco di trovare il modo più naturale per trasformarlo in musica. Penso che la difficoltà stia proprio nel riuscire a parlare di temi profondi senza appesantire necessariamente la canzone. “Ci Sono Anch’io”, per esempio, affronta il tema del bullismo e dell’accettazione di sé; “Splendere” parla di vita e di rinascita; “L’Amore non è violenza” affronta invece la violenza contro le donne. Sono argomenti importanti, ma non credo che per raccontarli sia necessario rinunciare all’emozione o all’immediatezza. Per me immediatezza non significa superficialità. Anche le parole devono essere semplici e dirette. Non sento il bisogno di utilizzare termini complicati per comunicare qualcosa di profondo. A volte una frase semplice, se è sincera, può arrivare molto più lontano. Poi c’è l’interpretazione, che completa tutto il resto. Il significato di una canzone non passa soltanto dalle parole, ma anche dalla voce, dalle intenzioni, dalle dinamiche e persino dai silenzi. Il mio obiettivo è quindi creare una musica che possa arrivare subito, ma che non finisca nel momento in cui termina la canzone. Mi piacerebbe che chi ascolta potesse prima emozionarsi, magari canticchiare il ritornello, e poi tornare sulle parole e trovarci qualcosa di più profondo. Una canzone, per me, deve poter entrare nella testa attraverso la melodia e rimanere nel cuore attraverso ciò che racconta.

Cosa hai provato durante l’esibizione al Roccella Summer Fest con “L’Amore non è violenza” e quanto è stato importante quel momento per te?

Il 21 agosto 2026 ho vissuto al Roccella Summer Fest uno dei momenti più emozionanti e significativi del mio percorso. Durante il concerto, Arisa mi ha voluta sul palco accanto a lei e mi ha chiesto di cantare “L’Amore non è violenza”, il brano che ho scritto dedicandolo a Giulia Cecchettin e a tutte le vittime di violenza. È difficile descrivere quello che ho provato. Da una parte c’era la felicità di trovarmi accanto a un’artista che stimo profondamente; dall’altra sentivo una grande responsabilità, perché non stavamo semplicemente cantando una canzone. Stavamo portando davanti a un pubblico importante un messaggio nel quale credo fortemente. “L’Amore non è violenza” per me è una presa di posizione. Racconta un tema drammatico e vuole ricordare che l’amore non può essere possesso, controllo, paura o violenza. Cantare quel brano al pianoforte, in quel contesto e accanto ad Arisa, ha reso quelle parole ancora più forti. In quel momento ho cercato di mettere da parte la paura e di concentrarmi soprattutto sul significato di ciò che stavo cantando. La cosa che mi ha colpita maggiormente è stata proprio la scelta di Arisa. Il fatto che abbia voluto ascoltare e portare sul suo palco una mia canzone l’ho vissuto come un riconoscimento non soltanto alla mia voce, ma anche a ciò che cerco di comunicare attraverso la musica. È stato anche un momento in cui ho guardato indietro al mio percorso. Ho pensato a tutti gli anni di studio, ai sacrifici, alle difficoltà, ai concerti e alle occasioni che mi hanno permesso di crescere. E mi sono resa conto che, in quel momento, tutto aveva contribuito a portarmi lì. Ma la cosa più importante è stata capire che la mia musica può andare oltre la mia storia personale. Può diventare uno strumento per sensibilizzare, per aprire una riflessione e per dare voce a chi spesso non riesce a trovarla. Per questo considero quella serata una tappa fondamentale non soltanto dal punto di vista artistico, ma anche umano. Il sogno di un artista non è semplicemente salire su un palco importante. È arrivarci con qualcosa da dire e trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo. Quella sera ho sentito di aver avuto entrambe le cose.

Come riesci a conciliare musica, insegnamento, studio e attività artistica senza perdere il tuo equilibrio?

Conciliare tutti questi aspetti non è sempre semplice e richiede sicuramente organizzazione, disciplina e sacrificio. Oggi porto avanti contemporaneamente il mio percorso artistico, il biennio in Canto Pop Rock al Conservatorio “Tchaikovsky – Saverio Arlia” di Nocera Terinese, gli studi di Didattica della Musica al “Corelli” e il progetto “Artista per Passione”, di cui sono responsabile e direttrice esecutiva. Nel tempo ho imparato soprattutto a gestire le priorità. Non posso fare tutto contemporaneamente e non penso nemmeno che sia necessario. Cerco di organizzare il mio tempo in modo da poter dare il massimo a ogni attività quando arriva il momento di occuparsene. La cosa che mi aiuta è non considerare questi impegni come mondi separati. Lo studio mi dà strumenti che utilizzo nella musica, l’esperienza artistica arricchisce il mio modo di insegnare e l’insegnamento mi permette di guardare la musica anche attraverso gli occhi degli altri. Naturalmente ci sono momenti di stanchezza. Ho imparato però che equilibrio non significa non essere mai stanchi o riuscire sempre a fare tutto perfettamente. Significa anche riconoscere i propri limiti, fermarsi quando serve e non avere paura di concedersi una pausa. Cerco soprattutto di ricordarmi perché faccio tutto questo. Ogni lezione, ogni giornata di studio, ogni concerto e ogni progetto sono parti diverse di un percorso che ha lo stesso obiettivo: continuare a crescere. In fondo non sento di vivere quattro vite diverse. Sono semplicemente quattro parti della stessa persona: la musica è ciò che amo, lo studio è ciò che mi fa crescere, l’insegnamento è ciò che mi permette di condividere ciò che imparo e l’attività artistica è il modo in cui trasformo tutto questo in esperienza.

Che ruolo ha oggi il tuo pubblico e la tua community nel tuo percorso creativo?

Il mio pubblico oggi ha un ruolo molto importante, perché il rapporto con chi mi segue non si limita all’ascolto delle mie canzoni. Nel tempo ho costruito una community che conta circa 18.000 persone sui social e mi piace pensare di essere diventata, nel mio piccolo, una sorta di mini influencer. Ma considero questo soprattutto una responsabilità: quando tante persone scelgono di seguirti, hai anche la possibilità di trasmettere qualcosa. Molte persone mi scrivono in privato, anche in forma anonima, per raccontarmi le loro esperienze, le loro difficoltà, le loro paure oppure semplicemente per chiedermi un consiglio. Cerco, quando posso, di esserci. A volte posso dare un consiglio, altre volte posso semplicemente ascoltare. E credo che anche ascoltare sia una forma importante di aiuto. Questo rapporto non rimane soltanto virtuale. Durante eventi, ospitate, concerti o manifestazioni in cui partecipo anche come giudice, capita spesso che le persone vengano ad ascoltarmi, si avvicinino per una foto o un autografo e mi ringrazino per quello che faccio. Sono momenti che mi regalano emozioni bellissime. Mi capita di incontrare bambini che vengono a farmi i complimenti, ragazzi che mi raccontano cosa ha significato per loro una mia canzone e anche persone più grandi che, dopo avermi ascoltata, mi raccontano un pezzo della loro vita e mi augurano il meglio per il futuro. Sono incontri che mi ricordano che dietro ai numeri dei social ci sono persone vere, con storie, emozioni e sogni. E proprio quelle storie stanno diventando anche una fonte di ispirazione per la mia scrittura. Alcune esperienze che mi sono state raccontate hanno dato vita a idee, testi e melodie che spero di poter pubblicare prossimamente. Naturalmente, tutto a tempo debito. Per me è importante anche aiutare chi mi sostiene nel percorso musicale. Se qualcuno mi scrive perché vuole un consiglio, perché sta iniziando a cantare o perché ha un sogno e non sa da dove cominciare, cerco di mettere a disposizione quello che ho imparato attraverso i miei studi e la mia esperienza. Per questo considero la mia community molto più di un pubblico. Loro mi affidano storie, emozioni e fiducia; io cerco di restituire tutto questo attraverso la musica, ma anche attraverso la mia disponibilità ad ascoltare.

Guardando al futuro, in che direzione senti evolvere la tua musica e la tua carriera artistica?

Quando penso al futuro penso soprattutto alla parola evoluzione. Sento di essere ancora all’inizio di un percorso molto lungo e ho voglia di continuare a scoprire quale artista posso diventare. Vorrei crescere dal punto di vista vocale, musicale e soprattutto nella scrittura. Mi piacerebbe sperimentare nuovi suoni e nuove forme espressive, continuando a muovermi tra pop e pop rock, ma senza perdere la mia identità. Sto già lavorando a nuovi progetti e a nuove canzoni e, parallelamente al mio percorso personale, sto iniziando a lavorare anche per alcuni amici e per altri giovani talenti, mettendo a disposizione le competenze che ho acquisito attraverso lo studio e l’esperienza. Mi piace l’idea che la mia crescita possa diventare anche un’occasione per aiutare qualcun altro a trovare la propria strada. Naturalmente voglio continuare a portare la mia musica su palchi sempre più importanti e a costruire nuovi progetti live. Ma non vorrei che la crescita fosse soltanto una questione di numeri o di palcoscenici. Per me diventare un’artista significa anche avere qualcosa di sempre più personale da raccontare. Le nuove canzoni che sto scrivendo nascono dalle mie esperienze, ma anche dalle storie delle persone che incontro e della mia community. Vorrei continuare a trasformare tutto questo in musica capace di emozionare, ma anche di lasciare un messaggio. E poi c’è un obiettivo che rimane fondamentale: continuare a studiare. Non penso che un artista possa considerarsi arrivato. Ogni esperienza, ogni incontro e ogni nuovo progetto possono insegnarti qualcosa. Non so esattamente dove mi porterà il futuro, e non voglio nemmeno avere la presunzione di sapere già tutto. So però che voglio continuare a camminare. Se la mia storia vi incuriosisce, se avete voglia di ascoltare la mia musica o semplicemente di accompagnarmi in questo percorso, potete trovarmi sui social e sui digital store cercando Anna La Croce. Seguirmi, ascoltare la mia musica, condividerla e sostenermi può sembrare un piccolo gesto, ma per me può fare davvero la differenza e aiutarmi a continuare a realizzare il mio sogno. La destinazione può cambiare, ma la voglia di camminare, crescere e raccontarmi attraverso la musica resterà sempre la stessa.

Descriviti in tre parole.

Determinata, sensibile, sognatrice. Determinata, perché quando credo in qualcosa cerco di portarla avanti anche quando la strada diventa difficile. Ho imparato che i risultati non arrivano soltanto con il talento, ma con costanza, sacrificio e capacità di non arrendersi. Sensibile, perché vivo le emozioni molto intensamente. Ascolto le persone, le loro storie e quello che hanno da raccontare, e spesso proprio da queste emozioni nascono le mie canzoni. Sognatrice, perché continuo a credere nei miei sogni anche mentre lavoro concretamente per realizzarli. Per me sognare non significa aspettare che qualcosa accada, ma avere il coraggio di provarci ogni giorno. Tre parole semplici, ma dentro ci sono la persona che sono stata, quella che sono oggi e soprattutto quella che voglio diventare.

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