Amazona Bengu

è un’ArteTerapeuta specializzata in neuroscienze applicate alla neuropsicologia, con un focus sulla salute mentale dei giovani. Il suo percorso si sviluppa all’intersezione tra scienza, arte e cura della persona, integrando…

BIOGRAFIA

#Amazona Bengu

è un’ArteTerapeuta specializzata in neuroscienze applicate alla neuropsicologia, con un focus sulla salute mentale dei giovani. Il suo percorso si sviluppa all’intersezione tra scienza, arte e cura della persona, integrando la pratica terapeutico-artistica con solide competenze in biologia cellulare e microbiologia.

Questa visione trova espressione nel progetto itinerante “La Parola che Cura”, da lei ideato e diffuso in diverse città italiane, attraverso il quale promuove la consapevolezza del linguaggio e del suo impatto emotivo. Tramite corsi e percorsi formativi dedicati alla poesia e all’espressione emotiva, offre strumenti di crescita personale rivolti a giovani e adulti, con l’obiettivo di educare alla responsabilità delle parole e alla comprensione del proprio mondo interiore.

Accanto all’attività clinica e progettuale, Bengu sviluppa una significativa produzione letteraria. È autrice della raccolta “Versi di Luce”, grazie alla quale è stata inserita tra i 100 migliori autori d’Italia con il componimento “Educare alla Vita”. Ha inoltre pubblicato “Sfumature d’Amore”, giunta alla terza edizione e premiata già prima della pubblicazione, contenente la lirica “Favilla d’Eterno”, caratterizzata da uno stile che richiama la tradizione dantesca e shakespeariana. Per la poesia inedita ha ricevuto una Menzione di Merito al Concorso Internazionale “Il Tiburtino” di Roma.

Nel campo della narrativa è autrice del romanzo “Dio ed io”, che ha ottenuto un riconoscimento e patrocinio da parte del Vaticano. La sua ricerca espressiva si estende anche alle arti visive: le sue opere pittoriche sono state incluse in contesti editoriali internazionali, tra cui il volume “The World Art Collection” pubblicato su “Fine Art News – Art Culture”.

Il suo percorso artistico è stato accompagnato da numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Brera e partecipazioni espositive in contesti di rilievo come il Museo MAXXI di Roma e il Museo Picasso Port Gallery di Barcellona, dove ha ricevuto attestati e critiche per le sue opere. A Montecarlo le è stato conferito lo Speciale Riconoscimento “Star dell’arte”, con una menzione per l’opera “La luce nelle crepe”.

Il suo lavoro si fonda su una visione che unisce arte e trasformazione interiore, sintetizzata nella formula “dove l’anima incontra l’infinito”, guidata da valori come consapevolezza, empatia, autenticità e responsabilità della parola. Tra i progetti futuri figurano nuove pubblicazioni, tra cui un romanzo dedicato a Emily Dickinson, un’autobiografia e una raccolta poetica, oltre a importanti appuntamenti espositivi tra Milano e Parigi.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte non è semplicemente dipingere, scrivere o creare qualcosa di bello. È il modo in cui do forma a ciò che ho dentro di me, che non riuscirei a esprimere con le parole. Per me l’arte è cura: prima di tutto dell’anima, poi dell’altro. È un ponte tra il mondo visibile e quello invisibile. È emozione che diventa colore, parola, poesia, immagine. È memoria, spiritualità, amore, dolore, rinascita. L’arte ha una caratteristica fondamentale: non nasce per essere approvata. Nasce perché qualcosa dentro di te chiede di essere espresso. L’arte non è ciò che faccio: è il modo in cui esisto.

Come nasce il tuo percorso tra arte, neuroscienze e cura della persona?

Il mio percorso nasce dall’arte, ma non si ferma all’arte. Nasce dal desiderio di comprendere l’essere umano oltre ciò che appare: le sue emozioni, le sue ferite, i suoi silenzi, le sue risorse e quella parte profonda che spesso non riesce a trovare parole. Ho incontrato le neuroscienze perché volevo comprendere cosa accade nella mente e nel cervello quando proviamo un’emozione, quando ricordiamo, quando creiamo, quando soffriamo e quando riusciamo a trasformare un’esperienza. Ho incontrato la cura della persona perché ho compreso che conoscere non basta: bisogna anche saper ascoltare. Così arte, neuroscienze e cura hanno iniziato a incontrarsi nel mio percorso. L’arte dà forma all’invisibile. Le neuroscienze cercano di comprenderlo. La cura accompagna la persona nel trasformarlo. Per me, prendersi cura non significa cambiare una persona, significa aiutarla a ritrovare la possibilità di esprimere ciò che è, ciò che sente e ciò che ancora può diventare.

In che modo il linguaggio può influenzare la salute mentale, soprattutto nei giovani?

Il linguaggio può influenzare profondamente la salute mentale, soprattutto nei giovani, perché le parole contribuiscono a costruire l’immagine che una persona ha di sé. Una parola può ferire, umiliare e diventare un’etichetta. Ma può anche accogliere, dare valore e aprire una possibilità. Per questo, soprattutto con i giovani, non dobbiamo chiederci solo “cosa dire”, ma “cosa lascerà dentro di loro ciò che diciamo”.

Qual è il ruolo della poesia nei tuoi percorsi terapeutici e formativi?

Nel mio percorso, la poesia può diventare uno strumento di espressione, consapevolezza e trasformazione. Aiuta la persona a dare parole alle emozioni, anche a quelle difficili da spiegare, e nei percorsi formativi può sviluppare ascolto, creatività e consapevolezza di sé. La poesia dà voce a ciò che spesso non riusciamo a dire. Nei miei percorsi diventa uno spazio sicuro in cui l’emozione può trasformarsi in parola e la parola in consapevolezza.

Come riesci a integrare le competenze scientifiche con la dimensione artistica?

Integro le competenze scientifiche con l’arte mettendo in dialogo ciò che la scienza aiuta a comprendere con ciò che l’arte permette di esprimere. La scienza mi dà gli strumenti per comprendere la persona, l’arte mi permette di incontrarla nella sua parte più profonda.

Cosa ti ha spinto a dedicarti in particolare alla salute mentale delle nuove generazioni?

Mi ha spinto la consapevolezza che i giovani stanno crescendo in un mondo che chiede loro moltissimo, spesso prima ancora che abbiano imparato ad ascoltare se stessi. Investire sulla salute mentale dei giovani significa prendersi cura non solo di una persona, ma dell’adulto che quella persona diventerà.

Qual è il filo conduttore che unisce le tue opere letterarie e pittoriche?

Il filo conduttore delle mie opere letterarie e pittoriche è l’anima umana: le sue emozioni, le sue fragilità, la ricerca di senso, l’amore, la spiritualità e la rinascita. Scrittura e pittura sono per me due linguaggi diversi per raccontare la stessa cosa. Scrivo ciò che l’anima sussurra e dipingo ciò che le parole non riescono a dire.

Che significato ha per te il riconoscimento ricevuto per “Versi di Luce”?

“Versi di Luce” rappresenta per me la prova che, anche dalle parti più profonde dell’anima, può nascere qualcosa capace di illuminare qualcun altro.

Come nasce una tua poesia: da un’intuizione emotiva o da una riflessione più razionale?

Nasce prima di tutto dall’emozione, non dalla razionalità. Può essere un’immagine, una sensazione, una parola o qualcosa che mi attraversa e che sento il bisogno di trasformare in versi. Poi arriva la riflessione: la mente dà forma a ciò che l’anima ha sentito. La mia poesia nasce dal cuore, ma prende forma attraverso la mente. Prima sento, poi comprendo, infine scrivo.

Quale messaggio desideri trasmettere attraverso il romanzo “Dio ed io”?

“Dio ed io” nasce per ricordare che, anche quando pensiamo di aver perso la strada, forse quella luce non ci ha mai lasciati soli: eravamo semplicemente noi ad aver smesso di guardarla.

In che modo la pittura completa o amplia la tua ricerca espressiva?

Cosa rappresenta per te l’opera “La luce nelle crepe”?

“La luce nelle crepe” rappresenta per me la capacità di trasformare le ferite in possibilità, senza nascondere. Non è la crepa a definirmi, ma la luce che ho imparato a far passare attraverso di essa.

Quanto è importante il confronto con il pubblico nelle tue mostre e nei tuoi incontri?

È fondamentale, perché il confronto con il pubblico mi permette di capire dove arrivano davvero le mie parole e le mie opere. Quando qualcuno si riconosce in una poesia, in un quadro o in una storia, l’arte smette di essere soltanto mia e diventa un’esperienza condivisa.

Quali sono oggi le sfide più urgenti nel campo dell’arte terapia?

La sfida è far riconoscere l’arte non solo come espressione, ma come possibilità di ascolto, consapevolezza e cura, sempre con professionalità e rispetto della persona.

Verso quali direzioni senti evolvere il tuo percorso artistico e umano?

Sento che il mio percorso sta andando verso un’integrazione sempre più profonda tra arte, poesia, neuroscienze e cura della persona. Vorrei portare la mia ricerca soprattutto verso le nuove generazioni, creando spazi in cui arte e parola possano diventare strumenti di consapevolezza, espressione e crescita. Non sento di essere arrivata: sento di essere diventata un ponte. Tra arte e scienza, tra emozione e consapevolezza, tra ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.

Descriviti in tre parole.

Creativa. Profonda. Determinata.

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