nasce a Busto Arsizio il 27 gennaio 1982 e cresce a Fagnano Olona, dove frequenta le scuole dell’obbligo. Dopo aver conseguito la maturità artistica presso il liceo artistico di Busto Arsizio, si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano – sede Bovisa, dove si laurea nel 2007 con il voto di 108/110.
Nei primi anni della sua carriera professionale lavora in diversi studi di progettazione, occupandosi di architettura, interior design e progettazione di arredi su misura. Successivamente amplia la sua esperienza anche in ambito tecnico, collaborando tra il 2017 e il 2018 con un’azienda di progettazione meccanica a Inveruno. Dopo una pausa nel 2019 dedicata alla maternità, riprende l’attività professionale concentrandosi sul disegno tecnico in AutoCAD, lavorando insieme al marito, anch’egli architetto, all’interno dello studio da loro fondato.
Parallelamente al percorso architettonico e tecnico, coltiva costantemente la passione per la pittura, che diventa una componente essenziale della sua ricerca creativa. La sua produzione artistica si concentra principalmente sul ritratto, realizzato a partire da fotografie scattate personalmente, spesso primi piani che mettono in evidenza lo sguardo e l’identità del soggetto.
Il suo linguaggio pittorico è caratterizzato da contorni neri marcati e da cromie vivaci e intense, che conferiscono energia ed espressività alle opere. Attraverso il dialogo tra linea e colore, trasforma l’immagine fotografica in una rappresentazione pittorica che non si limita alla riproduzione della realtà, ma ne restituisce una lettura emotiva e interpretativa, focalizzata sul carattere e sulla personalità del soggetto ritratto.
Oltre ai ritratti, realizza decorazioni artistiche per camerette, opere su tela, interventi pittorici su pareti, mobili e oggetti, con particolare attenzione al mondo dell’infanzia. La sua attività si sviluppa anche in progetti su misura, pensati per trasformare gli spazi attraverso il colore e la personalizzazione, dando vita a ambienti unici e fortemente identitari.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un linguaggio universale, un modo per comunicare emozioni, raccontare storie e creare un legame profondo con chi osserva un’opera. È uno spazio di libertà in cui posso esprimere la mia sensibilità e trasformare idee, ricordi ed emozioni in qualcosa di concreto. Ogni dipinto nasce da un’emozione, da un’ispirazione o semplicemente dal desiderio di regalare un momento di bellezza a qualcuno. La mia formazione come architetto ha influenzato profondamente il mio modo di vedere il mondo. L’architettura mi ha insegnato l’importanza dell’equilibrio, delle proporzioni, della luce e dell’armonia, elementi che ritrovo anche nella pittura. Se attraverso l’architettura progetto spazi destinati a essere vissuti, attraverso l’arte cerco invece di creare emozioni e atmosfere che possano accompagnare le persone nella loro quotidianità. Nei miei lavori realizzo principalmente volti in primo piano, perché sono affascinata dalla capacità di uno sguardo di raccontare una storia. Un volto può trasmettere forza, dolcezza, malinconia, speranza o serenità senza bisogno di parole. Mi piace soffermarmi sui dettagli e cercare di cogliere quell’emozione unica che rende ogni persona speciale. Accanto a questo, amo dedicarmi alla realizzazione di dipinti per camerette e quadri destinati ai bambini. Utilizzo colori vivaci, luminosi e pieni di energia perché credo che il colore abbia il potere di influenzare il nostro stato d’animo. Il mio obiettivo è creare opere che trasmettano gioia, fantasia e positività, capaci di illuminare un ambiente e di far sorridere chi le osserva. Sapere che un mio dipinto può accompagnare la crescita di un bambino o rendere più accogliente uno spazio è per me una delle soddisfazioni più grandi. Credo che l’arte abbia la capacità di migliorare la vita delle persone, anche attraverso piccoli gesti. Un quadro può suscitare un ricordo, regalare un’emozione, infondere serenità o semplicemente rendere più bello un ambiente. Per questo cerco sempre di dipingere con autenticità, mettendo in ogni opera una parte di me. In fondo, per me l’arte è proprio questo: un incontro tra creatività ed emozione, tra chi crea e chi osserva. È un modo per lasciare un messaggio positivo, condividere bellezza e ricordare che anche un semplice colore o uno sguardo dipinto possono avere il potere di emozionare e di rendere la giornata di qualcuno un po’ più luminosa.
Come si intrecciano oggi, nel tuo lavoro, la formazione in architettura e la tua pratica pittorica?
La mia formazione in architettura e la mia pratica pittorica sono due percorsi che, anziché procedere separati, si completano e si arricchiscono a vicenda. L’architettura mi ha insegnato a osservare lo spazio, a prestare attenzione alle proporzioni, all’equilibrio delle forme, alla luce e all’armonia dei colori. È una disciplina che richiede metodo, precisione e capacità di immaginare come un ambiente possa influenzare il benessere di chi lo vive. La pittura rappresenta invece il lato più istintivo ed emotivo della mia creatività. Quando dipingo mi lascio guidare dalle sensazioni, dalle emozioni e dal desiderio di raccontare qualcosa attraverso il colore. Tuttavia, anche nei momenti più spontanei, porto con me lo sguardo dell’architetto: la composizione, la scelta dei volumi, l’equilibrio cromatico e l’attenzione ai dettagli sono tutti elementi che derivano dalla mia formazione. Questo è particolarmente evidente nei dipinti destinati alle camerette dei bambini. Non penso mai a un quadro come a un elemento isolato, ma come a una parte dell’ambiente in cui verrà inserito. Mi piace immaginare come dialogherà con lo spazio, con la luce naturale, con gli arredi e con la vita quotidiana di chi lo abiterà. Il mio obiettivo è creare opere che non siano soltanto decorative, ma che contribuiscano a rendere gli ambienti più accoglienti, sereni e ricchi di emozioni positive. Anche nei miei ritratti questa connessione è sempre presente. L’architettura mi offre il rigore compositivo, mentre la pittura mi permette di dare voce alla sensibilità e alle emozioni. È proprio nell’incontro tra questi due mondi che riconosco la mia identità artistica: da una parte il progetto, dall’altra l’espressione; da una parte la razionalità, dall’altra la libertà creativa. Insieme mi permettono di realizzare opere che desiderano trasmettere bellezza, equilibrio e gioia, creando un dialogo autentico con chi le osserva.
Quando realizzi un ritratto, quanto pesa la fotografia di partenza e quanto invece interviene la tua interpretazione personale?
La fotografia rappresenta il punto di partenza, ma non è mai il punto di arrivo. Mi serve come riferimento per cogliere i tratti del volto, le proporzioni e alcuni dettagli, ma durante il processo creativo sento sempre il bisogno di andare oltre la semplice riproduzione. Quello che cerco di dipingere non è soltanto un volto fedele alla realtà, ma un’emozione. Mi soffermo molto sugli occhi, sull’espressione e su quei particolari che riescono a raccontare la personalità di una persona. È proprio in questa fase che entra in gioco la mia interpretazione: attraverso il colore, la luce e le sfumature cerco di dare vita al dipinto e di trasmettere una sensazione a chi lo osserva. Anche la scelta della palette cromatica è parte di questa interpretazione. Amo utilizzare colori vivaci perché credo che abbiano la capacità di trasmettere energia, positività e gioia. Non mi interessa realizzare una copia perfetta della fotografia, ma creare un’opera che abbia una propria anima e che riesca a emozionare.
Cosa ti interessa davvero catturare nello sguardo dei tuoi soggetti: l’identità, l’emozione o una dimensione più narrativa?
Quello che cerco davvero di catturare è l’identità della persona, ma attraverso un’emozione positiva. Prima di dipingere realizzo personalmente le fotografie dei miei soggetti: è un momento importante, perché mi permette di instaurare un dialogo e cogliere quell’espressione autentica che rende ogni volto unico. Come architetto sono abituata a osservare proporzioni, luce e composizione; nella pittura, invece, cerco di andare oltre l’aspetto tecnico e raccontare la vitalità delle persone attraverso il colore. Amo utilizzare tonalità primarie e accese perché trasmettono energia, gioia e ottimismo. Non mi interessa realizzare una copia fedele della realtà, ma interpretarla, facendo emergere il carattere e la luce interiore di chi ritraggo. Lo stesso approccio lo porto nei dipinti dedicati ai bambini. Le camerette e i quadri con gli animaletti nascono dal desiderio di creare ambienti sereni, stimolanti e pieni di fantasia, immagini capaci di accompagnare la crescita con un sorriso. In fondo, che si tratti del ritratto di un adulto o di un dipinto per una cameretta, il mio obiettivo è sempre lo stesso: creare un’immagine che trasmetta gioia, autenticità e una sensazione di benessere.
Il tuo linguaggio si basa su contorni netti e colori vivaci: come nasce questa scelta stilistica e cosa rappresenta per te?
La mia scelta stilistica nasce dall’incontro tra la mia formazione di architetto e la mia sensibilità artistica. L’architettura mi ha insegnato il valore del segno preciso, dell’equilibrio delle forme e dell’importanza della composizione. Nella pittura, però, sento il bisogno di aggiungere ciò che il disegno tecnico non può esprimere: l’emozione. Per questo utilizzo contorni netti, che danno forza e identità ai soggetti, e colori vivaci, spesso primari, perché per me rappresentano energia, vitalità e ottimismo. Il colore non è mai solo un elemento decorativo: è il linguaggio attraverso cui cerco di trasmettere sensazioni positive e di valorizzare la personalità di chi ritraggo. Anche quando dipingo per i bambini, questa scelta rimane la stessa. I colori accesi e le forme essenziali creano un mondo immediato, allegro e rassicurante, capace di stimolare la fantasia e regalare serenità. In fondo, il mio stile è il modo più autentico che ho trovato per raccontare la realtà: semplificarla nelle forme ed esaltarne la bellezza attraverso il colore, affinché ogni dipinto trasmetta luce, gioia e un’emozione che rimanga nel tempo.
In che modo il lavoro tecnico su AutoCAD e la precisione progettuale influenzano, se lo fanno, il tuo modo di dipingere?
Il mio lavoro di architetto influenza sicuramente il mio modo di dipingere, anche se in maniera naturale e non intenzionale. L’uso quotidiano di AutoCAD e della progettazione mi ha abituato a osservare con attenzione le proporzioni, l’equilibrio delle forme e la composizione dello spazio. È una precisione che porto con me anche quando dipingo. La pittura, però, rappresenta il momento in cui posso andare oltre il rigore tecnico. Se il progetto richiede regole, misure e funzionalità, sulla tela mi concedo la libertà di interpretare la realtà attraverso il colore e l’espressione. È qui che la razionalità dell’architetto incontra la sensibilità dell’artista. Credo che le due esperienze si completino a vicenda: la progettazione mi offre una struttura solida, mentre la pittura mi permette di dare spazio all’emozione, alla creatività e all’immaginazione. Nei miei ritratti questo equilibrio si traduce in composizioni ordinate e armoniose, animate però da colori intensi e luminosi che raccontano la vitalità delle persone. Anche nei dipinti dedicati ai bambini cerco lo stesso equilibrio, creando immagini semplici, leggibili e ricche di energia positiva. Per me architettura e pittura non sono due mondi separati, ma due modi diversi di dare forma alle idee: uno costruisce spazi da vivere, l’altro crea immagini capaci di emozionare.
La tua attività si muove anche tra arte e progettazione di spazi: quanto pensi all’opera in relazione all’ambiente in cui verrà collocata?
Moltissimo. La mia formazione di architetto mi porta a considerare ogni opera come parte di uno spazio, non come un elemento isolato. Quando realizzo un dipinto penso sempre all’ambiente che lo accoglierà: alla luce, ai colori presenti, alle proporzioni della parete e all’atmosfera che contribuirà a creare. Credo che un’opera debba dialogare con lo spazio e con le persone che lo vivono quotidianamente. Per questo, soprattutto quando realizzo lavori su commissione, cerco di conoscere il contesto in cui saranno inseriti, così da creare un dipinto che non sia soltanto bello da osservare, ma che diventi parte dell’identità dell’ambiente. Questo vale sia per i ritratti sia per i dipinti destinati alle camerette dei bambini. Un ritratto può diventare il punto focale di una casa, raccontando una storia personale e trasmettendo emozioni. Nelle camerette, invece, il mio obiettivo è creare un ambiente accogliente, allegro e stimolante, dove colori vivaci e soggetti giocosi accompagnino la fantasia e la crescita dei più piccoli. In fondo, il mio modo di lavorare nasce proprio dall’incontro tra architettura e pittura: progetto gli spazi con attenzione alla funzionalità e all’armonia, mentre con l’arte aggiungo quella componente emotiva che rende un ambiente davvero vissuto e personale.
Le decorazioni per l’infanzia hanno un linguaggio molto diverso dal ritratto: come cambi approccio tra questi due mondi?
Anche se i soggetti sono molto diversi, il mio approccio di fondo rimane lo stesso: cerco sempre di trasmettere emozioni positive attraverso il colore. Quello che cambia è il linguaggio con cui mi rivolgo a chi osserverà l’opera. Nel ritratto parto dall’ascolto e dall’osservazione della persona. Realizzo personalmente le fotografie proprio perché desidero cogliere un’espressione autentica, un dettaglio dello sguardo o del volto che racconti la sua unicità. In questo caso il colore diventa uno strumento interpretativo: non descrive soltanto la realtà, ma ne esalta l’energia e la personalità. Quando dipingo per l’infanzia, invece, il protagonista è il mondo della fantasia. Animaletti, forme semplici e colori vivaci sono pensati per stimolare l’immaginazione, trasmettere serenità e rendere gli spazi accoglienti e pieni di allegria. L’obiettivo non è raccontare l’identità di una persona, ma creare un’atmosfera capace di far sorridere e accompagnare i bambini nella loro quotidianità. In entrambi i casi, però, il filo conduttore è lo stesso: utilizzare il colore come linguaggio universale per creare opere che trasmettano gioia, emozione e un senso di benessere. È questo che unisce i miei ritratti e le mie decorazioni, pur parlando a pubblici e sensibilità differenti.
Ti senti più vicina a una dimensione progettuale o a una dimensione istintiva quando dipingi?
Mi riconosco in entrambe le dimensioni, ma in momenti diversi del processo creativo. La parte progettuale nasce dalla mia formazione di architetto: prima di iniziare un’opera rifletto sulla composizione, sulle proporzioni, sull’equilibrio delle forme e sull’effetto che il dipinto avrà nello spazio in cui sarà collocato. Quando inizio a dipingere, però, lascio che sia la parte più istintiva a prendere il sopravvento. È attraverso il colore che mi sento più libera di esprimermi. Le tonalità vivaci, i contrasti e le scelte cromatiche non seguono regole rigide, ma nascono dalle sensazioni che voglio trasmettere e dall’energia che percepisco nel soggetto. Per me il progetto e l’istinto non sono in contrapposizione, ma si completano. La progettazione mi offre una struttura solida, mentre l’istinto dà vita all’opera, rendendola autentica e personale. È proprio l’incontro tra questi due aspetti che definisce il mio modo di dipingere: il rigore dell’architetto incontra la libertà dell’artista, dando forma a immagini che desiderano comunicare gioia, armonia ed emozione.
Cosa cerchi oggi nella pittura che magari non trovavi nel tuo lavoro esclusivamente architettonico?
L’architettura è una professione che amo e che mi ha insegnato il valore del rigore, della precisione e della responsabilità. Ogni progetto nasce per rispondere a esigenze concrete e richiede un equilibrio tra estetica, funzionalità e tecnica. La pittura mi offre qualcosa di diverso, ma complementare. Mi dà la possibilità di esprimere in modo più immediato la mia sensibilità, senza i vincoli che inevitabilmente accompagnano il lavoro progettuale. Attraverso il colore posso raccontare emozioni, interpretare un volto, creare atmosfere e lasciare spazio all’immaginazione. Quando dipingo un ritratto non cerco soltanto la somiglianza, ma l’energia e la personalità della persona che ho davanti. Quando realizzo un’opera per una cameretta, penso alla gioia, alla fantasia e ai ricordi che potrà accompagnare nel tempo. Sono aspetti che in architettura esistono, ma che nella pittura posso vivere con una libertà espressiva ancora maggiore. Per questo non considero architettura e pittura due percorsi separati. L’architettura mi ha insegnato a costruire spazi in cui le persone vivono; la pittura mi permette di creare immagini che parlano direttamente alle emozioni. Insieme rappresentano il modo più completo che ho di esprimere la mia creatività e il mio modo di guardare il mondo.
Se dovessi descrivere la tua ricerca artistica in una direzione unica, quale sarebbe il filo che tiene insieme tutto il tuo percorso?
Se dovessi riassumere la mia ricerca artistica in una sola direzione, direi che è il desiderio di dare forma alla positività attraverso il colore. Che si tratti di un ritratto o di un dipinto per l’infanzia, il mio intento è sempre quello di creare immagini che trasmettano energia, serenità ed emozioni autentiche. I colori vivaci, i contorni netti e le composizioni essenziali sono il linguaggio che ho scelto per raccontare la bellezza delle persone e delle cose con uno sguardo ottimista. La mia formazione di architetto mi ha insegnato il valore dell’armonia, dell’equilibrio e della progettazione. La pittura, invece, mi permette di trasformare questi principi in un’esperienza emotiva, dando spazio alla spontaneità e all’immaginazione. È dall’incontro tra queste due anime che nasce il mio modo di fare arte. Più che rappresentare fedelmente la realtà, cerco di interpretarla, mettendone in luce l’energia e la parte più luminosa. Se chi osserva un mio dipinto prova un senso di gioia, di calore o si sente semplicemente accolto dai colori, allora penso di aver raggiunto il mio obiettivo. In fondo, il filo che unisce tutto il mio percorso è proprio questo: creare opere che sappiano dialogare con le persone e con gli spazi in cui vivono, lasciando un’emozione positiva che rimanga nel tempo.
Descriviti in tre colori.
Rosso, perché rappresenta l’energia, la passione e la vitalità che cerco di trasmettere in ogni mio dipinto. È il colore dell’emozione e della forza espressiva. Giallo, perché è luce, gioia e ottimismo. È il colore che illumina i miei ritratti e le opere dedicate ai bambini, trasformando ogni immagine in un messaggio positivo. Nero, perché definisce. I contorni netti sono una cifra distintiva del mio linguaggio artistico: racchiudono il colore, danno identità alle forme e creano equilibrio tra precisione e libertà espressiva. È il colore che racconta meglio il legame con la mia formazione di architetto, dove il segno è essenziale, mentre sulla tela diventa il filo che unisce struttura ed emozione.