nasce a Reggio Calabria da madre siciliana e padre calabrese e scopre la passione per il teatro all’età di undici anni. Muove i primi passi in un contesto di teatro a sfondo sociale, unica alternativa in un territorio segnato dalla guerra di ’ndrangheta, intraprendendo una lunga gavetta che lo porterà, nel tempo, a confrontarsi con il mondo del cinema.
Il suo primo ruolo di rilievo arriva con la serie televisiva Dov’è Mario?, con Corrado Guzzanti protagonista, segnando l’inizio di un percorso che lo vedrà prendere parte a quasi quaranta produzioni tra serie TV, fiction e grande schermo, incluse importanti produzioni internazionali. Nel corso della sua carriera ha avuto l’opportunità di lavorare su set di grande prestigio, collaborando con registi come Campiotti, Sollima, Boyle e Scorsese.
Tra i progetti più significativi figura The Good Mothers, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino e candidato ai David di Donatello, mentre tra i lavori più recenti si distingue Ammàzzare Stanca, diretto da Daniele Vicari. Nonostante l’ingresso nel cinema avvenuto a 43 anni, il suo percorso dimostra una determinazione costante e una forte fiducia nelle proprie possibilità.
Nel corso della sua carriera ha avuto l’onore di condividere la scena con grandi nomi del cinema internazionale come Brandon Fraser, Hilary Swank, Gerard Butler, Oscar Isaac, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, oltre ad attori italiani come Marco Leonardi, Francesco Montanari e Vinicio Marchioni.
Soddisfatto del proprio percorso artistico, continua a vivere il suo lavoro con entusiasmo e spirito di condivisione, guidato da un motto che ne riflette la visione: “La mia invidia si chiama ammirazione”.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è la copia in bella della vita.
Qual è stato il momento in cui hai capito che il teatro sarebbe diventato la tua strada, nonostante il contesto difficile in cui sei cresciuto?
Ho percorso la strada del teatro per piacere, per amore, senza sapere dove portasse.
In che modo il teatro a sfondo sociale ha influenzato il tuo modo di interpretare i personaggi?
Il teatro a sfondo sociale è stato semplicemente la messa in scena di ciò che vivevo a quei tempi… facile da interpretare.
Cosa ha rappresentato per te il passaggio dal teatro al cinema dopo una lunga gavetta?
Passare dal teatro al cinema è stato importante per me. Mi ha dato conferma che si può fare tutto ciò che si ama.
Quali emozioni hai provato nel lavorare per la prima volta in una produzione importante come Dov’è Mario??
L’emozione più grande è stata quella di duettare con il mio mito Corrado Guzzanti, che dopo qualche anno ho rincontrato sul set Gli idoli delle donne.
Com’è cambiato il tuo approccio alla recitazione dopo aver lavorato su set internazionali?
Non ho subito una metamorfosi significativa nella recitazione, certo lavorare per certe produzioni “stratosferiche” fa sempre piacere.
C’è un regista o un’esperienza sul set che ha segnato particolarmente il tuo percorso artistico? Perché?
Ho lavorato con tanti registi meravigliosi ed è sempre stato un arricchirsi sia professionalmente sia umanamente.
Che cosa significa per te condividere la scena con attori di fama mondiale?
Condividere il set con star mondiali mi ha dato fiducia e l’opportunità di poter esprimere al meglio le mie potenzialità.
Il fatto di aver iniziato nel cinema a 43 anni ha influenzato il tuo modo di vivere questa professione?
No, fortunatamente la mia vita è rimasta la stessa: sempre preparato, sempre pronto.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera?
Ogni singolo attore è unico e inimitabile.
Il tuo motto è “La mia invidia si chiama ammirazione”: come si riflette questo pensiero nel tuo lavoro e nel rapporto con gli altri artisti?
In questo mestiere non dovrebbe esistere l’invidia, ma solo stima e ammirazione per chi c’è e per chi è avanti a te.
Descriviti in tre parole.
Generoso, onesto e sognatore.