Aneta Ivanovic

nasce in Montenegro, dove sin dalla prima formazione si avvicina al mondo dell’arte. Intraprende un percorso di studi in Grafica e Design, conseguendo la laurea e sviluppando una solida base…

BIOGRAFIA

#Aneta Ivanovic

nasce in Montenegro, dove sin dalla prima formazione si avvicina al mondo dell’arte. Intraprende un percorso di studi in Grafica e Design, conseguendo la laurea e sviluppando una solida base tecnica e progettuale. Nel suo paese d’origine espone in diverse mostre artistiche, presentando prevalentemente opere litografiche che riflettono la sua ricerca iniziale.

Con il trasferimento in Italia, il suo linguaggio artistico evolve, orientandosi sempre più verso il collage classico. Tuttavia, anziché aderire alla tradizione, l’artista ne sovverte le regole, decostruendo immagini e significati per dar vita a composizioni dal carattere distopico e sperimentale. Le sue opere si muovono così in una dimensione di anti-design, dove frammentazione e ricomposizione diventano strumenti espressivi per indagare nuove possibilità visive e concettuali.

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è un linguaggio altro, uno strumento ben preciso per mettere in comunicazione un’anima o più anime. È un linguaggio che inchioda e fissa il qui e ora di un’esistenza, permettendoci poi di parlarne e confrontarci.

L’arte per te è un linguaggio ancestrale: quando hai capito che sarebbe diventata il tuo principale mezzo espressivo?
Sin da piccola sono sempre stata attratta dai colori. Pensavo che rappresentassero la vera anima delle cose: li sentivo parlare, percepivo che comunicassero qualcosa, anche se non sapevo esattamente cosa. È proprio per questo che ho capito che i colori dovevano far parte della mia vita interiore.

Il tuo percorso formativo spazia dalla grafica d’arte al graphic design fino all’incisione sperimentale: in che modo queste esperienze influenzano il tuo stile?
I miei studi hanno inciso profondamente sul mio stile. Il graphic design mi ha fatto comprendere come, attraverso l’incisione, sia possibile sperimentare e “costruire” un prodotto artistico, ma soprattutto lavorare sulle forme.

Le tue opere sono spesso senza titolo e lasciano libertà interpretativa: quanto è importante per te il ruolo dell’osservatore nel completare il significato del lavoro?
Non metto sempre un titolo perché mi piace pensare che l’intuizione dei miei lavori possa coincidere con l’interpretazione di chi osserva l’opera. Dare un titolo spesso aiuta il fruitore a coglierne il significato, ma io credo che il senso più autentico risieda nel segno. È lì che bisogna imparare a leggere.

Nelle tue creazioni convivono influenze diverse, dai disegni leonardeschi alla Street Art: come riesci ad armonizzare questi mondi così distanti?
Attraverso l’arte del collage è possibile unire universi diversi, creare combinazioni che difficilmente la mente riesce a concepire. Il collage non solo mette in dialogo mondi lontani, ma ha anche la forza di generarne di nuovi. Ed è proprio questo che cerco di fare.

Qual è oggi la direzione della tua ricerca artistica e quali nuove sperimentazioni senti di voler intraprendere?
La mia ossessione, ma anche il mio obiettivo, è arrivare a costruire opere e un linguaggio artistico che siano unicamente miei. Ambisco a un’identità artistica autentica e riconoscibile.

Descriviti in tre colori.
RGB: rosso, giallo e blu.

SHARE

Contatti