si dedica alla ricerca artistica attraverso la pittura astratta e materica, un linguaggio in cui emozioni, esperienze e trasformazioni personali prendono forma attraverso materia e colore. Fin da bambina manifesta un forte bisogno di esprimersi attraverso la creatività, trovando nell’arte uno spazio autentico di libertà e comunicazione.
La sua ricerca si sviluppa principalmente nell’ambito dell’astrazione materica, dove texture, spessori e superfici diventano strumenti per raccontare ciò che spesso non può essere espresso attraverso le parole. Le sue opere nascono dall’incontro tra istinto e sensibilità, in un dialogo continuo tra gesto pittorico e percezione emotiva. Vanessa Sabbatucci non cerca di riprodurre la realtà, ma di evocare sensazioni e suggestioni, lasciando all’osservatore la libertà di costruire un proprio significato personale.
Nella sua poetica la materia diventa memoria, il colore si trasforma in energia e ogni segno sulla tela rappresenta una traccia di vissuto, un passaggio tra fragilità, forza e rinascita. Ogni opera è il risultato di un percorso interiore in cui l’artista esplora la possibilità della pittura di creare connessioni profonde tra chi realizza l’opera e chi la osserva.
Accanto alla pittura, Vanessa Sabbatucci sperimenta nuove forme di comunicazione e condivisione del proprio percorso creativo anche attraverso i social media, con l’obiettivo di avvicinare l’arte alle persone e trasformarla in un momento di incontro, dialogo e ispirazione.
Continua la sua ricerca attraverso una costante sperimentazione di materiali e possibilità espressive, mantenendo al centro del proprio lavoro l’autenticità e la libertà creativa. Per lei dipingere significa dare forma all’invisibile, creando spazi in cui lo spettatore possa riconoscersi, emozionarsi e trovare un momento di pausa e riflessione.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è una necessità, prima ancora che una scelta. È il luogo in cui posso essere completamente autentica, senza filtri: uno spazio di libertà in cui emozioni, pensieri ed esperienze prendono forma e diventano qualcosa di visibile e condivisibile.
Quando hai capito che la pittura sarebbe diventata il tuo principale strumento di espressione artistica?
L’ho capito con il tempo. Ho sempre avuto una forte inclinazione creativa: amo la scrittura e, soprattutto, il canto. Cantare mi ha sempre regalato emozioni profonde, anche se probabilmente non ho mai creduto abbastanza nella possibilità di trasformarlo nel mio percorso.
La pittura, invece, è arrivata quasi per caso, durante un corso di graphic design, nell’ora dedicata all’espressione creativa. Davanti a una tela ho provato una sensazione che non avevo mai sperimentato prima: una libertà assoluta. Era come se ogni emozione trovasse finalmente uno spazio in cui esistere, senza il bisogno di essere spiegata.
Da quel momento ho capito che la pittura non era semplicemente una tecnica artistica, ma il linguaggio attraverso cui riuscivo a raccontare me stessa nel modo più autentico.
Cosa rappresenta per te l’arte come linguaggio capace di raccontare ciò che non può essere espresso con le parole?
Credo che esistano emozioni troppo profonde, troppo complesse o troppo intime per essere spiegate. L’arte riesce a dare loro una forma senza bisogno di tradurle. Un’opera può parlare direttamente all’anima di chi la osserva, superando ogni barriera linguistica.
Come nasce un’opera: parti da un’emozione, da un’idea precisa o lasci che sia la materia a guidarti?
Generalmente parto da un’emozione o da uno stato d’animo. Raramente ho un progetto completamente definito. Durante il lavoro mi lascio guidare dalla materia, dai colori e dall’istinto. L’opera si costruisce passo dopo passo, quasi come se mi suggerisse lei quale direzione prendere.
Cosa ti affascina maggiormente dell’arte astratta e materica rispetto a una rappresentazione più figurativa della realtà?
L’astrazione lascia spazio all’immaginazione e all’interpretazione personale. Non impone una lettura unica, ma invita chi guarda a trovare il proprio significato. La pittura materica aggiunge una dimensione fisica: la superficie diventa parte integrante dell’emozione e rende il quadro vivo anche attraverso il tatto, pur senza toccarlo.
Che ruolo hanno texture, spessori e superfici nel processo creativo delle tue opere?
Sono elementi fondamentali. La materia non è un semplice effetto estetico, ma un vero linguaggio. Ogni rilievo, ogni crepa, ogni stratificazione racconta qualcosa e dona profondità emotiva oltre che visiva.
In che modo il colore riesce a tradurre emozioni e stati interiori all’interno dei tuoi lavori?
Per me il colore possiede un’energia propria. Ogni tonalità trasmette sensazioni diverse e cambia completamente il dialogo con l’osservatore. Non scelgo mai un colore solo perché è bello: lo scelgo per quello che riesce a evocare.
La materia nelle tue opere diventa memoria: quali esperienze o sensazioni senti di imprimere maggiormente sulla tela?
Ogni opera conserva una parte di me. Ci finiscono dentro momenti di fragilità, rinascita, speranza, dubbi e desideri. Anche quando non rappresentano episodi specifici, raccontano il mio vissuto e il modo in cui ho attraversato determinate emozioni.
Quanto spazio lasci all’imprevisto e all’istinto durante la realizzazione di un’opera?
Moltissimo. Anzi, spesso sono proprio l’imprevisto e l’istinto a rendere un’opera autentica. Se cercassi di controllare tutto, perderei quella spontaneità che considero fondamentale nel mio lavoro.
Cosa vorresti che provasse una persona davanti a un tuo quadro?
Non cerco necessariamente che provi una determinata emozione. Vorrei piuttosto che si fermasse davvero a guardare, che sentisse nascere qualcosa dentro di sé e che trovasse un momento di connessione con l’opera e, magari, anche con sé stessa.
Credi che ogni osservatore debba trovare un significato personale nelle tue opere?
Assolutamente sì. Credo che un’opera, una volta conclusa, appartenga anche a chi la osserva. Ognuno porta con sé il proprio vissuto e questo rende ogni interpretazione unica e preziosa.
Come vivi il rapporto tra fragilità e forza, elementi che spesso emergono nella tua ricerca artistica?
Per molto tempo ho pensato che fossero due opposti. Oggi credo invece che la vera forza nasca proprio dalla capacità di accettare la propria fragilità. Le mie opere raccontano spesso questo equilibrio delicato tra vulnerabilità e resilienza.
In che modo la condivisione del tuo percorso attraverso i social media ha cambiato il rapporto con il pubblico?
I social mi hanno dato la possibilità di arrivare a persone che probabilmente non avrei mai incontrato. Mi piace mostrare non solo il risultato finale, ma anche il percorso, i dubbi, la crescita e tutto ciò che c’è dietro un’opera. Credo che questo renda il rapporto con il pubblico più umano e autentico.
Quali sono le principali sfide che incontri oggi nel tuo percorso artistico?
La sfida più grande è riuscire a trovare il giusto equilibrio tra creatività e sostenibilità professionale. Essere artista oggi significa non solo creare, ma anche comunicare, promuoversi e costruire continuamente nuove opportunità. Non è sempre semplice, ma continuo a credere profondamente nel valore di ciò che faccio e nel potere dell’arte di creare connessioni sincere.