in arte Lorca, è un artista visivo contemporaneo nato a Bisceglie. Il suo percorso prende avvio dalla pittura figurativa per evolversi progressivamente verso l’astrazione, linguaggio che oggi rappresenta in modo compiuto la sua identità espressiva. Nelle sue opere utilizza una tecnica acrilica personale, attraverso la quale traduce emozioni profonde e stimoli esterni in visioni stratificate, dinamiche e complesse. Il gesto pittorico si configura come una forma di meditazione, in cui il colore diventa veicolo emotivo e strumento di indagine interiore.
La sua ricerca è profondamente radicata nel contemporaneo e si sviluppa in un equilibrio costante tra istinto e costruzione formale, tra dimensione spirituale e materia. L’opera, per Lorca, si configura come uno spazio di risonanza interiore, una superficie in cui il gesto si trasforma in narrazione silenziosa.
Nel corso degli anni ha presentato il proprio lavoro in diverse mostre personali, tra cui I Colori delle Emozioni (2023) e I Colori dei Chakra (2024), entrambe a Bisceglie, e la Catarsi Cromatica. Parallelamente ha preso parte a numerose esposizioni collettive in Italia e all’estero, tra cui il Premio della Fondazione Amedeo Modigliani a Roma, mostre presso il Museo del Colore di Bari, il Palazzo Ducale di Martina Franca e contesti internazionali come l’ARTE EXPO di New York e la Thomson Gallery di Zurigo. Il suo percorso espositivo testimonia una ricerca in continua evoluzione, capace di dialogare con contesti culturali differenti mantenendo una forte coerenza espressiva.
Cos’è per te l’arte?
È un rifugio, un luogo in cui posso ridere e soffrire in silenzio, con me stesso. Uno spazio dove scegliere se mostrarmi o nascondermi, se parlare con chiarezza o lasciare che siano le domande a emergere. È il modo in cui entro in contatto con la parte più nascosta di me e, allo stesso tempo, cerco una connessione autentica con ciò che mi circonda.
Come si è sviluppato il passaggio dalla pittura figurativa all’astrazione nel tuo percorso, e cosa ti ha spinto a compiere questa trasformazione?
L’arte figurativa mi andava un po’ stretta e mi annoiava, non mi dava la possibilità di esprimermi a pieno e di compiere un vero atto creativo nuovo e unico.
Il colore sembra avere un ruolo centrale nelle tue opere: come scegli le tue palette e che tipo di relazione instauri con il colore durante il processo creativo?
Il colore è la cosa che più mi piace della pittura. Per me i colori sono simboli e mi piace studiarli da tutti i punti di vista anche se la cosa che più mi affascina è la loro capacità innata di comunicare emozioni, sensazioni e messaggi. Riguardo alla palette decido più o meno i colori principali che intendo usare e poi mi lascio guidare dall’istinto.
Parli spesso di gesto come forma di meditazione: cosa accade interiormente mentre lavori su una tela?
Attraverso il gesto nasce l’atto creativo. La ripetizione del gesto diventa una forma di meditazione, uno stato in cui mente e corpo si fondono in un’unica esperienza. Il gesto è il canale attraverso il quale fluisce la creatività, però non è garantito che ciò accada sempre, a volte non succede.
Quanto contano le emozioni personali rispetto agli stimoli esterni nella costruzione delle tue opere?
Hanno lo stesso valore, a volte uno prevale sull’altro dipende da cosa intendo fare e dire.
In che modo la dimensione spirituale dialoga con la materia all’interno del tuo lavoro?
Nella pittura astratta la dimensione spirituale è sempre presente: rappresenta una componente essenziale del mio lavoro. È ciò che guida il gesto, l’intuizione e il dialogo con la materia. Il colore, la luce e la forma diventano strumenti attraverso cui dare voce a ciò che non è visibile, ma che può essere percepito. Ogni opera nasce dall’incontro tra l’esperienza interiore e la materia, che accoglie e restituisce emozioni, energia e trasformazione. È in questo dialogo che prende forma la mia ricerca artistica.
Le tue opere appaiono stratificate e dinamiche: segui un processo progettuale preciso o lasci spazio all’imprevisto?
Non esiste un metodo unico. A volte, ancora prima di iniziare, ho già un’immagine ben definita nella mente e il mio lavoro consiste nel cercare di tradurla sulla superficie. Altre volte, invece, parto da una sensazione, da un colore, da un’intuizione. In quei momenti lascio che sia l’opera stessa a guidarmi: ogni strato suggerisce il successivo, ogni gesto apre nuove possibilità. È proprio in questa libertà che il processo creativo prende forma, lasciando spazio all’imprevisto e alla scoperta.
Qual è il significato della “catarsi cromatica” nel tuo percorso artistico?
Credo che i colori siano una parte essenziale della nostra vita, molto più di quanto riusciamo a rendercene conto. I colori hanno il potere di influenzare il nostro umore, di trasformare una giornata e persino di cambiare il modo in cui viviamo una determinata situazione. La catarsi nasce dalla consapevolezza di questo potere: è ciò che ci permette di guardare la via da una prospettiva nuova, più profonda e autentica.
Come vivi il rapporto tra controllo e istinto nella tua pratica pittorica?
Il rapporto tra controllo e istinto è in continua evoluzione. Ci sono momenti in cui mi affido completamente all’istinto, lasciando che il gesto e il colore mi conducano senza alcun programma. Altre volte, invece, sento il bisogno di guidare il processo con maggiore consapevolezza e controllo.
Le esperienze espositive in contesti diversi, anche internazionali, hanno influenzato il tuo linguaggio artistico?
Non so se le esperienze espositive in contesti diversi abbiano modificato profondamente il mio lavoro. Forse è accaduto, ma non ne ho una piena consapevolezza. Ogni mostra rappresenta un’occasione di confronto e di crescita, anche quando i cambiamenti non sono immediatamente evidenti. Mi piacerebbe, però, che queste esperienze lasciassero un segno sempre più profondo, alimentando nuove riflessioni e aprendo prospettive che possano arricchire il mio percorso artistico.
Cosa cerchi di trasmettere allo spettatore: un’emozione immediata o un percorso di riflessione più profondo?
A volte emozioni e sensazioni che provo oppure ho provato, a volte dei messaggi riferiti al mondo che vedo e vivo. A volte le mie opere nascono dal desiderio di dare forma a emozioni e sensazioni che sto vivendo o che hanno lasciato un segno dentro di me. Altre volte sono una riflessione sul mondo che osservo e attraverso ogni giorno, un modo per restituire, attraverso il linguaggio dell’astrazione, ciò che mi colpisce, mi interroga o mi emoziona. Mi interessa che chi guarda possa trovare un proprio significato, lasciandosi coinvolgere senza la necessità di una spiegazione univoca.
Guardando al tuo percorso, senti che la tua ricerca sta evolvendo verso una maggiore essenzialità o verso una complessità sempre più articolata?
Mi è difficile rispondere, perché il mio percorso è ancora in divenire e credo che dipenderà dalla persona che sarò in futuro. Di sicuro il mio modo di creare è destinato a cambiare.
Se dovessi descrivere la tua identità artistica in tre parole, quali sceglieresti?
Mi definirei un’artista astrattista in evoluzione. La mia identità nasce dalla ricerca continua, dal desiderio di esplorare nuove possibilità attraverso il colore, la materia e il gesto. Non considero l’astrazione un punto di arrivo, ma un linguaggio in movimento, capace di trasformarsi insieme alla mia esperienza e al mio modo di guardare il mondo.
Descriviti in tre colori.
Blu – Rosso – Verde.
