Sara Fruet

nata a Lecco il 7 giugno 1974, si forma al Liceo Artistico Statale di Lecco, dove consegue la Maturità Artistica nel 1992. Nel corso del suo percorso di vita unisce…

BIOGRAFIA

#Sara Fruet

nata a Lecco il 7 giugno 1974, si forma al Liceo Artistico Statale di Lecco, dove consegue la Maturità Artistica nel 1992. Nel corso del suo percorso di vita unisce interessi e studi diversi, orientati alla ricerca del bello, della salute e della verità, che considera dimensioni centrali della propria esistenza e della propria visione del mondo.

Nel 2000 si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Milano Bicocca, dove nel 2006 consegue anche la Specializzazione in Chirurgia Generale. Accanto alla formazione medica intraprende un percorso di approfondimento artistico e olistico: dal 2012 al 2021 frequenta la Scuola d’Arte del Maestro Massimo Bollani, mentre nel 2017 ottiene la qualifica di Operatore di Biodinamica Craniosacrale.

Il suo percorso formativo si arricchisce ulteriormente con il diploma in Stilismo presso l’Istituto Secoli di Milano nel 2019, il Master sul sistema polivagale e la relazione biodinamica degli organi nel 2021, e la specializzazione come Operatore di Terapia Forestale nel 2024, anno in cui si dedica anche alla conduzione di laboratori di natural journaling. Nel 2026 frequenta corsi di illustrazione e progettazione narrativa presso la Scuola Internazionale di Illustrazione di Sarmede.

Abita, lavora e dipinge in Brianza, territorio che vive come luogo di contrasti e relazioni profonde, tra quotidianità, lavoro e dimensione umana. La sua ricerca si fonda su un approccio personale alla pittura come forma di osservazione del mondo e di ascolto interiore, in cui la pratica artistica diventa una necessità quotidiana e una continua verifica di sé.

Cos’è per te l’arte?
Per me l’Arte è come un respiro. Qualcosa che permea tutto, anche quando non la vedi. L’Arte è un luogo dello spirito, al di là del gesto creativo. È qualcosa per cui vivere. È un modo di occupare il proprio spazio nell’Esistenza.

Hai costruito un percorso molto articolato tra medicina, ricerca olistica e arte: in che modo queste dimensioni si intrecciano nella tua pratica pittorica quotidiana?
Si intrecciano proprio nella dimensione della ricerca. Ho osservato il mondo come un’esploratrice, non perché fossi una bambina curiosa, ma perché ero una bambina bisognosa di certezze e di “sopravvivere”. Il mio esplorare il mondo in cerca di esperienze di Bene e di soluzioni è stato cognitivo, ma anche pieno di immaginazione, che ho espresso con la matita ed i colori, senza fermarmi mai.

Cosa ti ha portato a sentire la pittura come una necessità così costante, quasi una verifica di te stessa ogni giorno?
Perché quando creo io mi sento “a posto”. Mi sento viva, presente, vera. La mia storia personale passata è stata purtroppo spesso accompagnata da problemi di salute. La creatività è stata anche una modalità di guarigione. Ma poi, anche nel benessere, è qualcosa che non basta mai. Desidero imparare ancora e ancora, e sperimentare. Ho bisogno di farlo costantemente, ed anche in questa quotidianità so che non riuscirò, in questa vita, a dipingere tutte le immagini che ho nella mia mente.

In che modo la formazione medica ha influenzato il tuo sguardo sul corpo, sulla materia e sulle emozioni dentro il tuo lavoro artistico?
La formazione medica ed il lavoro con i pazienti, soprattutto in questi ultimi anni, hanno portato nella mia vita la tenerezza, il non giudizio, la cura intesa come prendersi cura di qualsiasi cosa. Portare queste cose nella mia Arte l’ha resa più vitale e nutriente, più un luogo di beatitudine che di tormento.

Il concetto di “bello, bene e verità” guida la tua visione: come si traduce concretamente quando inizi un’opera?
Si traduce in una cosa molto concreta: la sensazione di fiducia che, davanti alla tela bianca o al foglio pulito, permette alla mano di muoversi con leggerezza. È quel punto di inizio in cui, mentre sei connessa con il bello nell’idea, il bene nello spirito e la verità nello sguardo, stai in fiducia e diventi strumento affinché la creatività possa operare.

Quanto spazio lasci all’intuizione rispetto a un eventuale metodo o struttura nel tuo processo creativo?
Diciamo 50 e 50. L’intuizione è ciò che vedo nella mia mente, è la visione, è la fiducia di cui parlavo prima. Ma senza studio, metodo e ricerca non potrà diventare un’opera forte e credibile.

Le pratiche come biodinamica craniosacrale e terapia forestale influenzano anche il tuo modo di percepire il colore e la composizione?
Sì, anche se in modo indiretto. Sono pratiche in cui l’operatore (quindi io stessa, nel mio caso) deve porsi in una condizione di quiete e di ascolto, di sguardo ampio, e non deve stare “addosso” al paziente dal punto di vista energetico. Questo distacco apparente a volte permette un flusso di coscienza e di ideazione senza controllo, in cui le opere hanno spazio per prendere forma nella mente.

Vivi la Brianza come un luogo di contrasti: quanto questo ambiente entra dentro le tue opere, anche in modo inconscio?
Entra molto poco. La Brianza è un luogo in cui abito. Purtroppo non ho radici legate ad un luogo. Le mie radici le ho costruite negli anni, ma sono legate ad altri spazi, ad altre storie, alle persone. La mia casa sono io.

Quando dipingi, senti più il bisogno di osservare il mondo o di trasformarlo?
Sicuramente di trasformarlo. Penso che ogni cosa, anche la più terribile, possa essere trasformata con un gesto d’amore. E l’Arte è proprio questo: un gesto amorevole e trasformativo.

Il tuo percorso include anche moda e illustrazione: come dialogano questi linguaggi con la pittura?
Voglio imparare tutto, tutto il possibile. Ed ogni strumento di lavoro appreso mi permette di avere una nuova risorsa. Questo ovviamente arricchisce le mie opere e le rende sempre in evoluzione, restando comunque riconoscibili come mie. Inoltre ho tanti sogni e voglio realizzarli tutti. Ho solo questa vita, quindi devo cercare di imparare più che posso.

Se dovessi descrivere la tua ricerca oggi, diresti che è più un percorso di conoscenza o di ascolto?
Anche qui devo rispondere 50 e 50. Perché la conoscenza, come dicevo prima, è importante. Ma solo ascoltando l’istintualità profonda si può provare una lettura originale ed autentica della realtà.

Descriviti in tre colori.
Prima di tutto il Giallo Cadmio, che è il mio colore coccola: è casa, è luce. Sicuramente il Bianco, se lo pensiamo come un colore, che rende tutto più leggero. E il Blu Oltremare, perché Cadmio ed Oltremare insieme mi rendono immensamente felice.

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