Antonella Tucci

laureata all’Accademia di Belle Arti di Bari, vive e lavora nel capoluogo pugliese. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso opere geometriche tridimensionali realizzate in legno su tela, nelle quali…

BIOGRAFIA

#Antonella Tucci

laureata all’Accademia di Belle Arti di Bari, vive e lavora nel capoluogo pugliese. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso opere geometriche tridimensionali realizzate in legno su tela, nelle quali il colore assume un ruolo centrale e fortemente energetico, diventando elemento strutturante della forma e della sua percezione.

Al centro del suo linguaggio visivo si impone la figura del triangolo, che si espande liberamente nello spazio e diventa simbolo di connessione tra l’energia umana e quella universale, in una lettura che richiama la filosofia ermetica del rapporto tra microcosmo e macrocosmo. Le sue opere non impongono una direzione univoca, ma invitano lo spettatore a un’esperienza attiva e intuitiva, in cui è il fruitore stesso a “sentire” l’orientamento dell’immagine, instaurando un dialogo diretto con l’opera.

La pittura e la costruzione plastica di Antonella Tucci si fondano su un equilibrio tra rigore geometrico e libertà espressiva, tra struttura e sensibilità cromatica, in una continua tensione tra ragione e sentimento. Le sue opere sono state interpretate come un linguaggio simbolico ed emozionale in cui il colore diventa codice di comunicazione con la dimensione interiore e inconscia dell’essere umano.

Nel corso della sua carriera ha esposto in gallerie, musei e sedi istituzionali in Italia e all’estero, tra cui la Livingstone Gallery all’AIA, la Galleria Monteverde di Ortigia, lo Spazio Darsena di Genova, il Palazzo Ducale di Martina Franca, la Galleria Vera Arte di Bari e il Museo del Colore nella Chiesa di Santa Teresa dei Maschi a Bari, dove è presente tra gli artisti permanenti. Nel 2026 è stata selezionata per la quinta edizione della BIBART – Biennale Internazionale d’Arte di Bari.

Cos’è per te l’arte?
L’arte è un processo interiore che comincia silente, informe e poi all’improvviso affiora chiaro e prepotente. L’idea prende forma, si concretizza e diventa creazione.

Come nasce il tuo interesse per la forma geometrica e, in particolare, per il triangolo come elemento centrale della tua ricerca?
Il triangolo è la forma geometrica che da sempre mi appartiene. La figura del triangolo indica dinamismo e serve da indicatore di direzione; con i suoi tre lati e tre punti rappresenta la completezza e, nel contempo, l’origine di qualsiasi evoluzione.

In che modo la tridimensionalità in legno su tela modifica il tuo processo creativo rispetto a una pittura più tradizionale?
La necessità di toccare la materia, di percepirla e plasmarla. Le mie opere sono in legno ed il legno è materia viva. La tridimensionalità non imprigiona le forme nella materia, ma le lascia libere di essere e di espandersi fuori dalla tela.

Il riferimento al rapporto tra microcosmo e macrocosmo è molto forte: come traduci concretamente questa idea nel gesto artistico?
Attraverso la rappresentazione del triangolo, figura geometrica predominante nelle mie opere. La figura del triangolo esprime armonia ed è strettamente legata al numero tre, simbolo universale dell’ascesa dell’uomo verso la trascendenza divina. Il triangolo rappresenta il simbolo di connessione fra l’energia umana, microcosmo, e l’energia universale, macrocosmo, espressa nella filosofia ermetica: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.” Dalla Tavola di Smeraldo (Ermete Trismegisto).

Quando realizzi un’opera, segui un progetto preciso o lasci che la composizione si sviluppi in modo più intuitivo e “aperto”?
Il fascino della creatività consiste nel farsi guidare dal proprio istinto creativo. Mi capita di partire da un progetto che puntualmente si modifica ed è proprio questo il percorso intuitivo che mi guida e che mi affascina.

Quanto è importante per te il ruolo dello spettatore nella definizione finale del significato dell’opera?
Cerco di creare l’interazione, il dialogo fra l’opera, lo spettatore e l’artista. I miei quadri non hanno una precisa direzione fisica; mi piace l’idea che sia lo spettatore a “sentire” la direzione che il mio quadro deve prendere. Un’energia che viene trasmessa e che si esprime attraverso le forme e i colori.

Ti interessa più comunicare un’emozione immediata oppure aprire uno spazio di interpretazione e riflessione?
Creare un’emozione per me è un valore irrinunciabile. Non sono forse le emozioni che muovono il mondo? Anche la riflessione nasce da un’emozione.

Come vivi il dialogo tra rigore geometrico e libertà espressiva che attraversa tutto il tuo lavoro?
Due elementi provenienti da direzioni opposte che si incontrano in un centro e creano equilibrio.

Le esperienze espositive in Italia e all’estero hanno influenzato il tuo linguaggio artistico o il tuo modo di pensare l’opera?
Direi decisamente di no.

Se dovessi sintetizzare oggi la tua ricerca in un’unica direzione, quale sarebbe il nucleo più essenziale del tuo lavoro?
La trasmissione delle frequenze di luce, dei colori e della potenza delle forme.

Descriviti in tre colori.
Viola, indaco e rosso.

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