Fabrizio “Relè” Distante

nato a Brindisi nel 1989, è un artista contemporaneo che vive e opera nella sua città natale. La sua ricerca si colloca prevalentemente nell’ambito dell’Espressionismo Astratto, sviluppando un linguaggio pittorico…

BIOGRAFIA

#Fabrizio “Relè” Distante

nato a Brindisi nel 1989, è un artista contemporaneo che vive e opera nella sua città natale. La sua ricerca si colloca prevalentemente nell’ambito dell’Espressionismo Astratto, sviluppando un linguaggio pittorico riconoscibile fondato su colature di colore e gestualità libere, capaci di tradurre energia e movimento in segno visivo.

Formatosi presso il Liceo Artistico Edgardo Simone di Brindisi, dove si diploma nel 2007 sotto la guida di artisti della scena pugliese, avvia nello stesso anno la sua attività espositiva partecipando a numerose manifestazioni culturali. A soli diciotto anni presenta la sua prima mostra personale, “INFORME”, ottenendo fin da subito il consenso della critica e dei media.

Il suo lavoro si distingue per una continua sperimentazione tecnica e materica: dall’acrilico all’acquarello, dagli smalti industriali alle tecniche miste e alle installazioni su tela. Negli ultimi anni ha inoltre approfondito lo studio della calligrafia, ampliando ulteriormente la propria visione artistica e confermando una forte attitudine alla ricerca e alla contaminazione dei linguaggi.

A partire dal 2021 il suo percorso si arricchisce anche di esperienze curatoriali e organizzative. In occasione dell’evento collaterale della Biennale d’Arte Contemporanea “SAVE”, viene nominato Direttore Artistico di “SaveKM0 – Arte del Territorio”, ospitato negli spazi del Bastione San Giacomo, dove cura selezione, allestimento e percorso espositivo. Successivamente entra a far parte dello staff organizzativo di alcune edizioni della storica manifestazione “La Scalinata dei Pittori” a Brindisi, contribuendo con idee innovative e nuove soluzioni grafiche.

Nel 2023 raggiunge un ulteriore traguardo co-ideando e realizzando “ART PALETTE”, evento multidisciplinare ospitato presso l’ex Convento Santa Chiara. La manifestazione, che ha riunito eccellenze del panorama pittorico pugliese e nazionale, si è distinta per un programma articolato tra laboratori, incontri, performance e momenti di condivisione, registrando il tutto esaurito e venendo riconosciuta come un vero e proprio punto di riferimento culturale.

Nel 2024 è tra i finalisti dell’Apulia Contemporary Art Prize, presso il Museo dei pigmenti del colore – Centro d’Arte Santa Teresa dei Maschi a Bari, aggiudicandosi il premio per la Bibart Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea 2026. Grazie alla qualità e alla coerenza del suo lavoro, il suo nome si afferma come punto di riferimento nel panorama artistico, con inviti costanti a mostre ed eventi collettivi su tutto il territorio.

Nel corso della sua carriera, il suo lavoro è stato raccontato da televisioni, quotidiani, web e social media, ed è stato incluso in cataloghi, riviste e pubblicazioni sia nazionali che internazionali, consolidando una presenza sempre più significativa nel mondo dell’arte contemporanea.

Cos’è per te l’arte?
Fare arte è come respirare, è un bisogno naturale che devi assecondare. È qualcosa più grande di te e che sai scorrere dentro. Inoltre, è lasciare una traccia concreta del proprio passaggio.

Come nasce il nome “Relè” e cosa rappresenta all’interno del tuo percorso artistico?
Proviene da un background legato alla cultura street dell’avere un nome d’arte. Ovviamente ha anche il suo significato ben strutturato e radicato ma lo tengo per me. Oggi, probabilmente, rappresenta più una facile collocazione o associazione alla mia cifra artistico-stilistica.

Quando hai capito che la pittura sarebbe diventata il tuo linguaggio principale?
Quando finito di disegnare o dipingere, mi sentivo in equilibrio e appagato dell’aver creato un qualcosa che fino a poco tempo prima non esisteva. Emozione che avviene tutt’ora.

In che modo la tua formazione al Liceo Artistico ha influenzato la tua ricerca?
Mi ha sicuramente impresso le giuste fondamenta per sapersi porgere domande e riflessioni verso una pittura, un’arte che sia davvero propria. Ho avuto dei professori/artisti d’indirizzo di qualità. E li ringrazio.

Cosa ti affascina dell’Espressionismo Astratto e come lo interpreti nel tuo lavoro?
Il fattore principale per cui faccio arte astratta è perché anzitutto lo sento mio. Poi, chiunque si approcci alle mie tele, mi offre sempre chiavi di letture diverse. È uno stile che ogni giorno fa provare emozioni differenti a seconda del proprio status emotivo. Credo che l’astrattismo si rinnovi continuamente poiché può essere visto ed interpretato ogni giorno con occhi ed animi sempre nuovi. Quando si comprende questo aspetto, si entra davvero nelle profondità delle opere.

Qual è il ruolo della gestualità e delle colature di colore nelle tue opere?
Ricoprono un ruolo fondamentale. È come se fossero una seconda firma poiché nascono da un gesto innato che sento di dover compiere sulla tela.

Come scegli i materiali e le tecniche da utilizzare di volta in volta?
A seconda dell’opera che realizzo, anche grazie agli anni di ricerche e sperimentazioni, conosco già quelli che più soddisferanno la resa finale.

In che modo lo studio della calligrafia ha ampliato il tuo linguaggio artistico?
Lo ha ampliato profondamente e mi ha portato alla scoperta di un mondo fatto di profonda introspezione in virtù dell’azione al gesto creativo. Lo studio e la pratica della calligrafia è anche una azione meditativa antichissima oltre che di conoscenza di inchiostri e supporti differenti.

Cosa cerchi di trasmettere attraverso le tue opere?
Finché le mie opere emozioneranno e susciteranno interesse o domande, vuol dire che dialogano con lo spettatore. Cerco di trasmettere quantomeno che sia una pittura onesta e profondamente personale.

Quanto conta per te la sperimentazione nel processo creativo?
È una costante. Anche il più piccolo ed impensabile materiale può essere d’aiuto o da sprone per veicolare al meglio quella che vorrebbe essere la resa finale. Il divertimento ed il piacere del dipingere passa anche e soprattutto da questo.

C’è un’opera o una serie che consideri un punto di svolta nel tuo percorso?
C’è ne sono tre o quattro di opere che mi hanno aiutato a fare un level-up e sono legate anche a momenti particolari personali. Solitamente quando avvengono queste circostanze le tengo per una mia collezione privata o magari capita che decida di esporle pubblicamente una sola volta, per carpirne suggestioni e ricevere feedback.

Come vivi il passaggio dal ruolo di artista a quello di curatore e organizzatore di eventi?
Per qualche anno, ho voluto provare a creare e co-ideare eventi poiché per comprendere appieno la sfera artistica era necessario conoscere anche altre dinamiche e non limitarsi di mettersi solo “a cavalletto”. Questo step mi ha aiutato enormemente a crescere ed ampliare il mio bagaglio di esperienza, a sapermi relazionare con artisti e promotori, presentatori e critici, enti e media, oltre a saper confezionare al meglio un evento sia esso personale sia collettivo.

Come vedi il rapporto tra arte e territorio nel tuo lavoro?
Lo vedo più che altro legato nelle tinte mediterranee che solitamente ritrovo nella palette dei colori che adotto.

Cosa rappresenta per te essere tra gli artisti partecipanti di Bibart Biennale d’Arte Contemporanea?
Rappresenta sicuramente un evento molto importante e sono onorato di poterne fare parte specialmente dopo averne vinto la partecipazione attraverso un concorso. Una conferma sulla concretezza, sulla validità, sull’unicità della mia pittura oltre che una presa di coscienza sulla responsabilità futura a realizzare opere che abbiano sempre maggior spessore artistico e culturale.

Come immagini l’evoluzione del tuo linguaggio artistico nei prossimi anni?
Sempre legato ad una analisi ed una ricerca personale, in linea e coerente con le emozioni che avverto e provo.

Quali sono oggi le sfide più importanti per un artista contemporaneo?
Credo che trovare realmente una propria vena espressiva, oggi sia già una sfida particolarmente complessa. Questo anche in virtù dei costanti input che la rete oggi presenta. Non bisogna lasciarsi assorbire totalmente, bensì avere un occhio sempre attento su ciò che ci circonda, sul proprio pensiero, su cosa si vuol presentare. Chi mi conosce, sa bene che dico solitamente una frase: “sono i quadri che parlano per te”. La dice lunga.

Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Personale, suggestiva, emotiva.

Progetti futuri?
Ultimare la collezione in lavorazione di nuove opere destinate ad una esposizione personale e chissà, magari realizzare anche solo per puro oggetto fisico, un catalogo che coroni questi vent’anni d’arte in pittura trascorsi tra studio e sacrifici, esposizioni, incontri professionali e rapporti umani.

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