soprano classe 1995, è un’interprete capace di unire il rigore della formazione accademica a una spiccata sensibilità verso mondi sonori più evocativi e contemporanei. Formata al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, ha sviluppato un percorso artistico dinamico e aperto, che l’ha condotta in Francia, dove ricopre il ruolo di corista stabile presso l’Opéra de Marseille, partecipando con continuità a produzioni di rilievo internazionale e vivendo quotidianamente l’esperienza del palcoscenico.
Accanto all’attività corale, porta avanti una solida carriera solistica che evidenzia la sua versatilità interpretativa. Ha dato voce a ruoli come Fiordiligi in Così fan tutte, Musetta in La Bohème, Giannetta ne L’Elisir d’amore e la Second Woman in Dido & Aeneas, dimostrando una naturale capacità di attraversare stili e repertori differenti con coerenza espressiva.
La sua cifra distintiva risiede nella capacità di ampliare i confini dell’opera, utilizzando la voce come strumento narrativo capace di evocare immaginari che vanno oltre il repertorio tradizionale. Le sue interpretazioni si aprono così alle atmosfere epiche e suggestive de Il Signore degli Anelli e alla dimensione luminosa e onirica dei classici Disney, dando vita a performance in cui tecnica e fantasia si fondono. In questo equilibrio tra disciplina e immaginazione, Francesca Cavagna costruisce un’identità artistica personale, trasformando ogni esecuzione in un’esperienza immersiva sospesa tra realtà e mito.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un modo per rendere visibile quello che sentiamo dentro e per connettersi davvero con chi ci ascolta. Non è solo mostrare qualcosa, ma far sì che l’altro possa sentire, capire o emozionarsi con quello che stai comunicando. In fondo, è un po’ come condividere un pezzo di sé!
Come riesci a mantenere un equilibrio tra il rigore della formazione lirica e la libertà espressiva legata ai mondi fantastici e alle colonne sonore?
La formazione lirica mi ha dato strumenti e consapevolezza: respirazione, controllo, sfumature vocali… ma anche la capacità di entrare nel personaggio e dare vita a un’interpretazione autentica. Allo stesso tempo, i mondi fantastici e le colonne sonore mi permettono di giocare con la fantasia in modi diversi, più liberi e immediati. L’equilibrio sta nel vedere la tecnica e la disciplina non come limiti, ma come strumenti che alimentano la creatività: sia nella lirica sia nella musica più “fantastica”, l’immaginazione è sempre al centro.
In che modo l’esperienza all’Opéra de Marseille ha influenzato la tua crescita?
È stata fondamentale perché mi ha fatto vivere dall’interno il funzionamento del teatro: dalla preparazione quotidiana fino alle recite. Mi ha dato una grande consapevolezza della professionalità e del lavoro di squadra che c’è dietro ogni produzione (dal macchinista, alla truccatrice, costumista, scenografo, cori ecc..). Allo stesso tempo, è stata una crescita personale importante: lasciare l’Italia per trasferirmi in un altro paese, con un’altra lingua e una cultura simile ma diversa, mi ha messo in un contesto nuovo e mi ha costretto a uscire dalla mia comfort zone. Ogni giorno mi metto in gioco e vivo l’arte in contesti differenti, con opere e realtà sempre nuove.
Cambia il tuo approccio tra opera e altri repertori più moderni o immaginativi?
Sì, cambia. Nell’opera ho un approccio più strutturato, nel senso che vengo da una formazione tecnica precisa e lavoro su un repertorio con regole e tradizioni ben definite. In altri repertori, invece, il mio approccio è più sperimentale: non ho avuto lo stesso tipo di formazione, quindi mi avvicino studiando e formandomi in modo autonomo, anche attraverso contenuti di tecnica vocale. Lo faccio perché sono sempre stata appassionata di generi diversi: sono cresciuta con le colonne sonore, con la musica della Disney e anche con il musical, che mi hanno dato molta gioia. Non volevo lasciare da parte questo lato, ma continuare a coltivarlo insieme al mio percorso lirico.
Qual è il personaggio che senti più vicino a te e perché?
Fiordiligi tratto dal Così fan tutte di Mozart mi rappresenta per la sua complessità emotiva e la possibilità di esplorare molte sfumature sia vocali che interpretative. Mi sento anche vicina a Micaela, in Carmen di Bizet, perché è una ragazza semplice e sincera, non cerca di piacere a tutti, ma è autentica e coerente con se stessa. Amo anche personaggi vivaci come Norina (Don Pasquale) e Susanna (Le nozze di Figaro), che hanno energia, frizzantezza e intelligenza: è proprio quel tipo di vitalità che mi piace portare in scena. Credo che la mia voce, pur essendo soprano lirico, mi permetta una certa versatilità per affrontare sia ruoli più leggeri sia parti che richiedono profondità e carattere, senza forzare ciò che naturalmente non mi appartiene.
La tua voce viene descritta come capace di “generare mondi”: quanto è importante per te l’aspetto narrativo nella performance musicale?
Per me la musica è innanzitutto narrazione. La voce non è solo uno strumento di bellezza sonora, ma un veicolo per trasportare chi ascolta in un mondo fatto di emozioni, immagini e storie. Ogni frase, ogni sfumatura, ogni respiro contribuisce a costruire quell’universo. Quando canto, penso sempre a cosa voglio raccontare, più che a cosa voglio eseguire: se la narrazione prende vita, allora la musica diventa esperienza condivisa.
Hai mai pensato di creare uno spettacolo tra opera e musica cinematografica/fantasy?
Sì, è qualcosa che sento molto vicino. Vengo dall’opera, ma non mi sento chiusa in un solo genere: sono cresciuta con le colonne sonore, con la musica della Disney, ma anche con cantautrici italiane come Giorgia, Elisa e Arisa ecc.. Questo mi ha dato una visione molto aperta. Non sono una compositrice, ma mi piacerebbe far parte di un progetto che unisca il rigore vocale lirico a sonorità più moderne, cinematografiche o anche folk nordico, creando qualcosa di evocativo e contemporaneo.
Quali compositori o colonne sonore ti hanno influenzato?
Da una parte i grandi dell’opera come Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Wolfgang Amadeus Mozart, che figurano tra i miei preferiti e rappresentano la base della mia formazione; naturalmente ci sono molti altri autori che amo e che mi hanno influenzata. Dall’altra, compositori come Hans Zimmer, James Horner e Ennio Morricone, insieme a tutto l’immaginario dei film d’animazione con cui sono cresciuta. Mi affascinano molto anche sonorità più legate alla natura e alla terra, più essenziali ed evocative, perché arrivano in modo diretto.
Quanto conta aprirsi a linguaggi e pubblici diversi?
Per me non è obbligatorio: ognuno sceglie secondo le proprie intenzioni e il proprio percorso. Personalmente, però, sarebbe un peccato chiudersi, perché ci sono tanti generi bellissimi da esplorare e penso che possano arricchire molto la propria sensibilità artistica. Alla fine, più ci si apre, più la propria voce e la propria arte diventano ricche e autentiche, capaci di raggiungere pubblici diversi senza perdere identità.
C’è un ruolo o progetto che rappresenta una sfida o un sogno?
Vorrei preparare ruoli che siano coerenti con la mia voce e con la mia identità per poter magari un giorno cantare in grandi teatri come il Teatro alla Scala, continuare a crescere nel repertorio corale, visto che al momento lavoro all’Opéra de Marseille, e allo stesso tempo mi piacerebbe molto esplorare anche progetti legati a un linguaggio musicale più evocativo e primitivo, vicino a sonorità come quelle di Eivør, dei Wardruna, Heilung, dove la voce è molto legata alla natura in maniera ancestrale e anche a una dimensione sonora più eterea e atmosferica come quella di Enya. Accanto a questo, ho anche un forte legame con la musica per immagini: le colonne sonore, musical e il mondo dell’animazione fanno parte di ciò che mi ha fatto innamorare del canto. Per questo mi piacerebbe, in futuro, portare la mia voce anche in contesti cinematografici o di animazione, come quelli della Disney.
Tre parole per descrivere la tua identità artistica
Versatile. Curiosa. Consapevole.