Madelin R. Torres

scultrice, pittrice e ceramista, nasce a Cuba, dove si forma artisticamente conseguendo il diploma in pittura e scultura presso la Scuola Nazionale d’Arte dell’Avana (ENA). Nei primi anni della sua…

BIOGRAFIA

#Madelin R. Torres

scultrice, pittrice e ceramista, nasce a Cuba, dove si forma artisticamente conseguendo il diploma in pittura e scultura presso la Scuola Nazionale d’Arte dell’Avana (ENA). Nei primi anni della sua carriera ottiene borse di studio che, tra il 1990 e il 1993, la portano a viaggiare in diversi paesi dell’America Latina, permettendole di approfondire e perfezionare la propria ricerca nelle arti plastiche.

Nel 1993 si trasferisce in Italia, stabilendosi a Bologna, città in cui vive e lavora tuttora. Qui prosegue il proprio percorso formativo e artistico, confrontandosi con realtà e linguaggi differenti, e ampliando le sue competenze nelle tecniche della pittura, della scultura e della ceramica. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e consegue la laurea in Storia dell’Arte a Bologna, specializzandosi in arteterapia, ambito che arricchisce ulteriormente la sua sensibilità creativa.

La sua ricerca si concentra principalmente sulla scultura in argilla e sulla ceramica, mezzi attraverso cui sviluppa un linguaggio personale e riconoscibile. Le sue opere sono caratterizzate da una forte componente simbolica e da una particolare attenzione ai volti e alle figure umane, che diventano strumenti di narrazione interiore. Il suo immaginario è profondamente influenzato dai numerosi viaggi in Asia e in America Latina, che alimentano un continuo dialogo tra culture e visioni differenti.

Madelin Torres espone regolarmente in mostre e gallerie, sia pubbliche che private, e le sue opere fanno parte di diverse collezioni private. Svolge la propria attività nel suo atelier di Bologna, mantenendo viva una ricerca in costante evoluzione, nutrita dall’esperienza, dallo studio e da un’apertura continua verso nuove contaminazioni artistiche.

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me é qualcosa che ha sempre fatto parte della mia vita, la mia essenza, la mia anima e che mi permette di esprimere le mie emozioni. Scavando nel profondo del mio essere ed evidenziando la mia personalità. Un’apertura e una partecipazione più intensa all’esistenza. Materializzando i miei sentimenti, i miei pensieri e le mie sensazioni. Ogni forma, colore o materia traduce il mio stato d’animo, una convinzione, una personale visione delle cose e del mondo. Suscitando riflessioni.

In che modo le tue origini cubane continuano a influenzare il tuo linguaggio artistico oggi?
Guardando ed analizzando il mio lavoro artistico, principalmente nelle mie sculture si può intravedere il mio richiamo all’arte afromocubana. É qualcosa di istintivo, primordiale che con spontaneità emerge ad ogni passo del processo creativo. Un’espressione culturale ricca e complessa, frutto del sincretismo tra le tradizioni africane e la cultura ispanica cubana. Esplorando la mia identità e spiritualità afro-cubana attraverso tecniche miste.

I tuoi numerosi viaggi in Asia e America Latina hanno un forte impatto sulle tue opere: c’è un’esperienza o un luogo che ha segnato particolarmente la tua ricerca?
Si, direi il Perù. Gli Incas e l’Impero Inca del Perù precolombiano si distinsero per organizzazione, ingegneria avanzata, ricca cultura e arte millenarie. La ceramica incaica era prodotta in serie e aveva scopi pratici, ma presentava anche decorazioni geometriche stilizzate e motivi zoomorfi. I tessuti, realizzati con lana di alpaca e vigogna, erano di altissima qualità e rivestivano un’importanza sociale e rituale, indicando lo status sociale e l’appartenenza etnica.
Ma l’Asia in generale ha dato un’ imprinting più spirituale al mio lavoro creativo.

Nei tuoi lavori ricorrono spesso volti e figure: cosa rappresentano per te e cosa cerchi di esprimere attraverso di essi?
Nelle figure che realizzo, cerco di catturare l’essenza dell’individuo, unendo la fisionomia alla profondità psicologica. Ecco cosa rappresentano per me e cosa cerco di esprimere. Introspezione psicologica non sono semplici rappresentazioni esteriori, ma specchi dell’anima. Attraverso sguardi intensi, cerco di portare alla luce la complessità interiore, le emozioni.

Come si intrecciano nella tua pratica artistica scultura, pittura e ceramica?
C’è sempre una correlazione fra loro. É un dialogo intrinseco, dove la ceramica agisce spesso come punto d’incontro, unendo la tridimensionalità della forma (scultura) con la bidimensionalità del colore e della decorazione (pittura). La ceramica non è solo un supporto, ma un medium artistico che fonde plastica e colore, trasformando la terra attraverso il fuoco. In sintesi, la ceramica funge da ponte tra la scultura (forma fisica, volume, peso) e la pittura (colore, superficie, decorazione), integrando spesso entrambe in un’unica opera d’arte.

Il tuo percorso include anche una formazione in arteterapia: in che modo questa esperienza influisce sul tuo modo di creare?
Considerò l’arte anche come una terapia, importante per la crescita artistica. Nel mio caso, insegno ai bambini autistici a esprimersi attraverso l’argilla e l’ acquerello. Io dono a loro le mie conoscenze e loro donano a me la loro sensibilità. Il focus non è sul risultato estetico o sul talento, ma sul valore trasformativo dell’esperienza creativa stessa. L’Arteterapia è una terapia espressiva che utilizza il processo creativo e l’uso di materiali artistici per favorire lo sviluppo affettivo e cognitivo.

Qual è la differenza emotiva e tecnica tra lavorare in atelier e confrontarsi con il pubblico in una mostra?
L’ atelier è uno spazio protetto, dove prevale la concentrazione, la libertà creativa e la possibilità di sbagliare. Le emozioni sono spesso focalizzate sulla creazione, vissuta in solitudine. Nelle mostre Il confronto con il pubblico richiede lavoro emotivo . È un momento di vulnerabilità, in cui si è soggetti al giudizio altrui, e si possono ricevere feedback sia positivi (gratificazione) che negativi (disagio), richiedendo empatia e pazienza.

C’è un’opera che consideri particolarmente rappresentativa del tuo percorso artistico?
Non c’è una sola opera. Ci sono tante opere che dipendono dal momento negli anni che sono state create. Vale per tutte le tecniche, dalla pittura, alla scultura e la ceramica. Ogni una con un loro percorso personale artistico.

Come vivi il dialogo tra tradizione e contemporaneità nella tua produzione?
La Tradizione come fondamento, la base, una risorsa preziosa. La contemporaneità come linguaggio. L’arte vive nel continuo oscillare tra ciò che ereditiamo e ciò che creiamo. È la voce della memoria e, allo stesso tempo, la visione del futuro. In questo dialogo di continuità e trasformazione nasce l’opera d’arte.

Quali sono le sfide più grandi che incontri oggi nel tuo lavoro di artista?
La difficoltà più grande è restare fedele alla propria ricerca artistica senza essere distratti dalle logiche del mercato, dai ritmi frenetici, dalle aspettative esterne.Viviamo in un sistema che chiede all’artista di essere produttore, comunicatore, stratega, amministratore. Ma l’arte ha bisogno di silenzio, tempo e interiorità.

Guardando al futuro, quali nuovi linguaggi o tecniche ti piacerebbe esplorare?
Mi piacerebbe esplorare il raku. Una tecnica di ceramica del XVI secolo nata in Giappone. È un processo artistico che celebra l’imperfezione (wabi-sabi), caratterizzato dall’estrazione del pezzo incandescente dal forno e dalla riduzione.

Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Ancestrale, etnica, enigmatica.

SHARE

Contatti