Valentina Boschetti

in arte Tina Vale, è un’artista nata a Ferrara che si avvicina al mondo della pittura durante il periodo della pandemia, in un momento in cui sente l’esigenza di trovare…

BIOGRAFIA

#Valentina Boschetti

in arte Tina Vale, è un’artista nata a Ferrara che si avvicina al mondo della pittura durante il periodo della pandemia, in un momento in cui sente l’esigenza di trovare uno spazio personale in cui potersi esprimere liberamente e dare voce alle proprie emozioni. È proprio in quelle circostanze, trascorrendo le giornate nel suo piccolo appartamento di trenta metri quadrati, che scopre nell’arte una possibilità di evasione dalla quotidianità, trasformandola progressivamente in uno strumento di libertà e ricerca interiore.

Il suo percorso artistico prende avvio attraverso l’Action Painting, tecnica alla quale si avvicina ispirandosi inizialmente a Jackson Pollock. A conquistarla è soprattutto la possibilità di abbandonare il controllo razionale, lasciando spazio al gesto spontaneo, al movimento e alla forza espressiva del colore. Successivamente amplia la propria ricerca sperimentando anche il disegno cieco, una modalità espressiva che le permette di esplorare nuove forme di spontaneità e di affidarsi ulteriormente all’istinto.

La musica rappresenta una presenza costante durante il processo creativo e accompagna ogni fase della sua produzione, diventando una componente fondamentale del dialogo tra emozioni e materia. Tina Vale non segue una fonte d’ispirazione precisa né si lega a soggetti ricorrenti, preferendo lasciarsi guidare dalle sensazioni del momento e dalle suggestioni che emergono direttamente durante la realizzazione delle opere. La sua è una ricerca libera, lontana dalla necessità di raggiungere la perfezione o di rispettare schemi prestabiliti, nella quale la sperimentazione e la sorpresa assumono un ruolo centrale. «Esprimo la mia arte fuori dagli schemi» è la frase che sintetizza la sua visione creativa, ma anche un modo di interpretare la propria personalità e il rapporto con il mondo. Un approccio artistico autentico e istintivo, fondato sul desiderio di esprimersi senza limiti, etichette o timore di allontanarsi dalle convenzioni.

Cos’è per te l’arte e cosa ha rappresentato il periodo del Covid, durante il quale hai iniziato a dipingere?

Per me l’arte è un modo per esprimere le proprie emozioni, energie e pensieri. L’arte ti rende leggera e, durante il periodo del Covid, è stata la mia valvola di sfogo, la mia via d’uscita.

Hai raccontato che vivevi in un piccolo appartamento di trenta metri quadrati e che sentivi il bisogno di trovare uno spazio tutto tuo. Quanto è stato importante questo bisogno di libertà nella nascita della tua identità artistica?

È stato molto importante. Dico sempre che, nonostante la sfortuna del lockdown e tutta la situazione che si stava vivendo, quella è stata la mia fortuna più grande.

Hai scelto il nome d’arte Tina Vale. Come nasce questo pseudonimo e cosa rappresenta per te?

In realtà è nato tutto per gioco. Era già il mio nickname sui vari social e ho semplicemente deciso di mantenere questo nome anche nella mia arte. Mi rappresenta perché è buffo e divertente, proprio come mi identifico io e come identifico la mia arte.

Il tuo percorso è iniziato con l’Action Painting, ispirandoti inizialmente a Jackson Pollock. Cosa ti affascina di questa tecnica e cosa significa per te affidarti al gesto spontaneo, al movimento e al colore?

Pollock mi ha sempre affascinata e nel suo modo di creare mi sono ritrovata molto. Io creo senza pensare: il gesto viene da sé e mi affido completamente al mio istinto, che emerge spontaneamente. È come se entrassi in un mondo tutto mio. Non penso a come sarà il risultato finale, non ci penso proprio. Sono i miei gesti a fare tutto il resto.

Nel tuo lavoro non sembra esserci spazio per schemi prestabiliti o regole rigide. Quanto è importante lasciarti guidare dall’istinto durante la realizzazione di un’opera?

Per me è fondamentale. L’istinto è tutto nella mia arte.

Successivamente hai sperimentato anche il disegno cieco. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti a questa particolare forma espressiva e quali differenze trovi rispetto all’Action Painting?

Parliamo di due tecniche completamente diverse. L’Action Painting è il mio modo di esprimermi attraverso il movimento e sulla tela. Il disegno cieco, invece, si realizza su un foglio, utilizzando pennarelli, matite e altri strumenti. Questa tecnica consiste nell’osservare un soggetto o un oggetto senza guardare il foglio bianco. Ricreando la stessa figura due o tre volte consecutive, riesco a creare un movimento. Collego questa dimensione astratta alla mia Action Painting, perché tutti i miei quadri sono caratterizzati dal movimento.

La musica accompagna costantemente il tuo processo creativo. Che ruolo assume nella realizzazione delle tue opere e quanto riesce a influenzare le emozioni e le scelte artistiche del momento?

La musica è la mia compagna. Metto una canzone che mi piace, senza pensare alla mia arte. L’ispirazione arriva mentre dipingo. Per me è davvero fondamentale.

Hai dichiarato di non avere un artista o un soggetto che rappresenti la tua unica fonte d’ispirazione, perché spesso l’ispirazione arriva proprio mentre stai creando. Ti capita mai di iniziare un’opera senza avere la minima idea di quale sarà il risultato finale?

Sì, praticamente sempre. Mi capita molto spesso di mettere da parte un quadro e poi riprenderlo dopo settimane, perché inizialmente non mi piaceva. Altre volte, invece, sento il bisogno di correggerlo già il giorno dopo. Dipende molto da come mi sento e da come sono predisposta in quel momento.

La tua ricerca artistica sembra fondarsi sulla libertà di espressione e sul rifiuto della perfezione. Quanto è importante, secondo te, accettare anche l’imprevisto e l’imperfezione come elementi capaci di arricchire un’opera?

Per me è molto importante, perché i miei quadri sono perfetti nella loro imperfezione. Mi piace proprio creare questo stravolgimento, questa dimensione della non perfezione.

«Esprimo la mia arte fuori dagli schemi» è una frase che sintetizza la tua filosofia creativa. Ti sei mai sentita giudicata o poco compresa per il tuo modo di fare arte? Come vivi il confronto con chi osserva e interpreta i tuoi lavori?

Bella domanda! Diciamo che non è semplice, perché un quadro può trasmettere qualcosa oppure no. Dipende sempre da chi lo osserva. Secondo me, è molto più semplice guardare e comprendere un disegno rispetto a un quadro astratto. Di commenti ne ho ricevuti parecchi: per fortuna, molti positivi, ma anche tanti negativi. L’arte, però, è soggettiva e personale. Inizialmente tendevo a prendere le critiche sul personale, mentre oggi, con il tempo, ho imparato a capire che ognuno di noi ha il proprio modo di vedere e interpretare le cose.

C’è un’opera alla quale sei particolarmente legata, magari perché racchiude un momento significativo della tua vita o rappresenta una tappa importante della tua evoluzione artistica?

In realtà, sono legata un po’ a tutte le mie opere. Forse sceglierei Sigh, un quadro in bianco e nero in cui ogni pennellata rappresenta un mio sospiro di sollievo. È un’opera che, ogni volta che la guardo, mi trasmette serenità.

Guardando al futuro, quali nuove sperimentazioni, progetti o obiettivi vorresti realizzare e dove ti piacerebbe che ti conducesse il tuo percorso artistico?

Sinceramente, non lo so. Ho partecipato a parecchie mostre e adesso sono in una fase di pausa. Ma chissà, magari con il nuovo anno potrei ripartire con una nuova esperienza.

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