Elena Tomei

nasce a Roma il 13 maggio 1990 e si laurea nel 2016 in Lingue e Culture Straniere presso l’Università degli Studi Roma Tre, con una tesi dedicata a Molière e…

BIOGRAFIA

#Elena Tomei

nasce a Roma il 13 maggio 1990 e si laurea nel 2016 in Lingue e Culture Straniere presso l’Università degli Studi Roma Tre, con una tesi dedicata a Molière e al rapporto tra cinema francese e italiano. Parallelamente agli studi universitari coltiva fin da giovanissima la passione per il teatro, iniziando il proprio percorso di formazione nel 2002 con un corso di teatro-danza presso l’associazione La Scuola di Barbiana. Successivamente frequenta il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli e diversi corsi di recitazione presso il Teatro Tirso de Molina e il Teatro 7, proseguendo negli anni con una formazione costante.

Il suo percorso artistico si sviluppa principalmente tra teatro e cinema, attraverso esperienze che le consentono di confrontarsi con personaggi e linguaggi espressivi differenti. Nel 2011 entra a far parte della compagnia Progetto Controcorrente, prendendo parte allo spettacolo Una luce sempre accesa, diretto da Roberto Biasini e Roberto Pacini. L’anno successivo recita in Tu sei, così è… l’amore, interpretando diversi personaggi in un progetto teatrale dedicato al sentimento e alle relazioni umane. Nel 2017 partecipa allo spettacolo Da cosa nasce cosa, liberamente tratto da Se il tempo fosse un gambero, diretto da Marco Alessi.

Parallelamente all’attività teatrale, prende parte a diversi progetti cinematografici e audiovisivi. Nel 2009 appare in L’alba di un giorno, progetto allegato al volume Vedere, pensare altre cose: percezione visiva e mondo emotivo Asperger di Stefano Cavallo. Nel 2011 partecipa al documentario informativo Lo sguardo degli aspie, diretto da Giuseppe Cacace, con il quale collabora anche nel 2013 per ASFF ovvero hai voluto il festival? E adesso…, realizzato per promuovere la prima edizione dell’As Film Festival.

Negli anni successivi amplia le proprie esperienze anche attraverso la scrittura e la partecipazione a iniziative culturali e artistiche. Nel 2018 presenta la poesia Eguaglianza nell’ambito della rassegna Tea Poetry, mentre nel 2022 partecipa come attrice e autrice alla stessa manifestazione con il componimento San Lorenzo. Nel 2023 è ospite come attrice e autrice al concerto degli ABBA The Best con il monologo Gennaio… l’inizio di una fine, dedicato a Gessica Notaro. Nello stesso anno interpreta Diana nello spettacolo Come dentro un film, scritto e diretto da Veronica Liberale, rappresentato in diversi teatri romani e in contesti sociali fino al 2025.

Particolarmente significativa è la sua partecipazione a progetti teatrali che affrontano tematiche sociali. Nel 2024 interpreta il monologo Stop bullying! Speak up!, scritto da Massimiliano Bruno, in occasione del Festival solidale delle arti del III Municipio. Nel 2025 prende parte a diversi spettacoli e rassegne, tra cui Al ristorante… e altri disastri, diretto da Romina Bufano, e i monologhi Doppio tradimento, scritto e diretto da Cinzia Berni, e Password… che passione. Tra il 2025 e il 2026 interpreta inoltre il monologo Varco della soglia virtuale di Cristina Nardelli, affrontando il tema della violenza sulle donne e partecipando a diverse rassegne teatrali, anche nel ruolo di regista.

Nel 2026 è impegnata in nuove esperienze teatrali, tra cui lo spettacolo La donna imperfetta… e i suoi guai, ideato e diretto da Costanza Noci, e Le false verità delle identità umane di Francesco Olivieri, nel quale interpreta Diane Fern Avon, una parapsicologa. Nello stesso anno porta in scena il monologo Immobile, scritto e diretto da Salvatore Riggi, dedicato al ricordo del terremoto dell’Irpinia del 1980, e prende parte al cortometraggio Due parole… ho una sorpresa, scritto e diretto da Carlo Nardelli.

Attualmente continua a perfezionare la propria preparazione frequentando un corso professionale di doppiaggio presso la scuola Voice Art Dubbing, dove studia dizione, tecnica vocale, lettura interpretata, recitazione e tecniche di doppiaggio. Ha inoltre partecipato a workshop e masterclass di recitazione cinematografica e teatrale con casting director e professionisti del settore, oltre a un corso di regia teatrale. Parla fluentemente inglese e francese e possiede una conoscenza intermedia dello spagnolo. Il suo percorso si distingue per la versatilità e l’interesse verso molteplici forme espressive, dal teatro alla recitazione cinematografica, dalla scrittura al canto, con una particolare attenzione ai temi sociali e alla dimensione umana dei personaggi che interpreta.

Cosa rappresenta per te la recitazione e quando hai capito che il teatro sarebbe diventato una parte importante della tua vita?

Ho iniziato a fare teatro, come molti, partecipando alle recite scolastiche. Inizialmente, poiché avevo paura del sipario (e di quello che ci fosse dietro), non ne ero entusiasta. Poi però, grazie alle mie maestre delle elementari ho scoperto che il sipario nasconde la storia che viene poi raccontata al pubblico quando esso si apre. Anno dopo anno, recita dopo recita, ho imparato che la recitazione per me, ma personalmente credo anche per altri, rappresenta ciò che vorrei essere a seconda del personaggio che interpreto. Cosa che nella vita di tutti giorni non è sempre possibile. Il teatro inoltre, e l’ho capito in tutti questi anni andando a vedere diversi spettacoli teatrali grazie ai quali ho conosciuto diversi amici attori, ti da là possibilità di interagire e di confrontarti con le persone non solo sul palco ma anche fuori. Ed è grazie non solo a questo ma anche alle recite scolastiche che ho capito che il teatro sarebbe diventato una parte importante di me.

Hai iniziato il tuo percorso artistico fin da giovanissima, avvicinandoti al teatro-danza e successivamente alla recitazione. Quali ricordi conservi delle tue prime esperienze formative e quanto hanno contribuito a costruire la tua identità artistica?

Nel primo anno di scuola media ho preso parte a un laboratorio di teatro-danza e, successivamente, a dei corsi di recitazione in due teatri veri. Delle mie esperienze formative conservo sempre il ricordo dei primi corsi di teatro al Teatro Tirso De Molina: non solo perché tali corsi si erano svolti e si svolgono tuttora sul palcoscenico ma anche perché per alcuni anni ho avuto la fortuna di avere come maestro Sebastiano Salvato, regista di fama internazionale, di cui conservo tuttora gli insegnamenti ricevuti. Cosa che per me ha contribuito moltissimo riguardo la mia crescita artistica oltre a tirar fuori il meglio di me. Cito a tal proposito una regista figlia d’arte conosciuta in questi ultimi anni ad un workshop di recitazione, Mariantonia Avati, che in quell’occasione disse (e lo tengo sempre a mente): “I corsi di teatro vanno sempre fatti con chi è regista perché chi è regista è in grado di tirar fuori il meglio di voi, al contrario di chi non è regista”.

Nel corso degli anni hai frequentato diverse scuole e laboratori teatrali, tra cui il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli. Quanto è importante, per un’attrice, continuare a studiare e mettersi costantemente alla prova?

Premesso che lo studio continuo, la perseveranza degli obiettivi, il distacco dalle distrazioni e l’innamorarsi della vita ogni giorno sono fondamentali per coltivare il proprio talento. C’è stato un periodo in cui non sono salita sul palco e sono stata dietro le quinte ma pur sempre svolgendo dei ruoli in compagnie teatrali fra cui Progetto Controcorrente (foto e riprese) e Quelli del Piano di Sopra (assistente di scena). Anche queste esperienze per me sono state studio in quanto grazie a queste esperienze ho scoperto quanto c’è di lavoro nel backstage (prove, allestimento, ecc.) per mettere in scena uno spettacolo teatrale, oltre ad essere venuta a conoscenza di altrettante realtà artistiche diverse. Personalmente ritengo che una vera attrice per studiare e crescere, oltre a mettersi alla prova, non solo deve saper stare sul palco ma anche lavorare dietro le quinte. Insomma, è molto importante studiare e formarsi continuamente.

Nel tuo percorso hai affrontato personaggi molto diversi, passando dalla commedia al dramma e al monologo. Qual è il ruolo che ti ha messo maggiormente alla prova e che cosa ti ha lasciato?

Ogni ruolo mi ha sempre messo alla prova, oltre a darmi la possibilità di tirare fuori ogni volta una mia personalità e a lasciarmi ogni volta una maggiore consapevolezza. Se devo scegliere, preferisco il monologo al quale sto lavorando: “Le gomme da cancellare”, scritto per me da Barbara Sirtoli con la regia di Lucia Ciardo. Mi ha messo molto alla prova perché per la prima volta in assoluto, cosa non sempre facile, parlo di qualcosa che ho veramente vissuto. Mi ha lasciato la voglia di continuare a mettermi a nudo e quindi, perchè no, mettere in scena uno spettacolo autobiografico. Sempre con il supporto di Barbara e Lucia, naturalmente, se si riesce. Anche perché, come dicono spesso certi miei colleghi, squadra che vince non si cambia.

Hai partecipato a spettacoli che affrontano tematiche sociali importanti, come il bullismo e la violenza sulle donne. Quanto ritieni che il teatro possa diventare uno strumento di sensibilizzazione e cambiamento culturale?

Oltre ai gruppi teatrali citati sopra, ho avuto la fortuna di partecipare come supporto (osservandone il backstage) alla versione italiana di “Heathers”, un musical che affronta tematiche importanti come il bullismo, l’omofobia e il suicidio, con protagonisti Rosy Messina e Luca Setaccioli. Tale progetto, andato in scena dal 2017 al 2019, è stato rappresentato anche per le scuole e da quel che ho sentito al dibattito a una delle matinée e in alcune interviste, uno spettacolo che affronta tematiche sopracitate e/o altre tematiche sociali (ad esempio il femminicidio, le guerre e l’autismo) può e deve avere impatto sui giovani, può e deve sensibilizzare l’opinione pubblica. Parlo di questo per dire che se andassero in scena spesso spettacoli del genere, se i giovani andassero più spesso a teatro potrebbe davvero cambiare qualcosa a livello culturale. I giovani sono il nostro futuro e grazie ad uno strumento come l’arte possono capirlo veramente, per come la vedo io.

Nel 2023 hai interpretato Diana nello spettacolo Come dentro un film, un personaggio caratterizzato da problematiche comportamentali. Come ti sei avvicinata a questa figura e quale lavoro hai svolto per restituirne le complessità emotive?

Innanzitutto lo spettacolo è scritto e diretto da Veronica Liberale e interpretato da me e Romina Bufano. Grazie a un premio che ho vinto a una rassegna teatrale, ha debuttato del 2023 alla Sala Lysistrata. Dato il grande successo lo abbiamo portato in altre situazioni teatrali e sociali, anche nel 2024 e nel 2025. Non solo si parla di inclusione, svelando le ipocrisie della società a riguardo, ma lo spettacolo stesso si fa inclusione. Diana, come ogni personaggio creato dalla Liberale, ha qualcosa di vissuto veramente da me e qualcosa di inventato. Sono una ragazza autistica anche nella vita di tutti i giorni e non solo nella commedia. In essa inoltre ci sono diversi elementi reali sia miei che della mia compagna di scena, oltre a qualcosina riguardo Veronica. Insomma, c’è sia del vissuto che del non vissuto. Lo dico anche perchè ci tengo a sottolineare le capacità di Veronica a mettere insieme verità e finzione nelle sue commedie, cosa che rende gli spettacoli più veri. Per quanto riguarda la preparazione del mio personaggio, ho lavorato molto su questo personaggio e ancora ricordo alcuni dei consigli che lei mi ha dato, come ad esempio di essere naturale e di parlare come nella vita di tutti i giorni, ossia di usare la mia voce senza caricare. Cosa che, lei mi ha sempre detto, è più professionale oltre a rendermi più credibile. Perché se carichi diventa macchietta e il pubblico non ci crede più. Una cosa ci tengo ad aggiungere: il teatro e l’arte possono fare da ponte e, come dicevo prima, trattare argomenti scottanti, attuali e importanti e questo spettacolo, essendo inclusione vera e non ipocrita, si presta a dialogare con i ragazzi a tal proposito in maniera leggera.

Hai avuto anche esperienze come autrice, partecipando a eventi culturali e presentando tuoi componimenti poetici. Che rapporto hai con la scrittura e quanto questa dimensione influenza il tuo lavoro di interprete?

Per me la scrittura, ultimamente l’ho imparato, allena la mente e ti da la possibilità di scatenare la fantasia. Infatti ultimamente sto continuando a farlo, provando a cimentarmi anche in corti e monologhi teatrali. Penso che questo influisca molto sul mio ruolo d’interprete perchè, se sono io a scrivere il mio personaggio, so chi voglio essere, come voglio essere e dove voglio arrivare.

Nel 2025 hai partecipato alla rassegna Laccio rosso – Stop al femminicidio nel ruolo di attrice e regista. Come hai vissuto questa doppia responsabilità e quali differenze hai riscontrato tra stare sul palcoscenico e guidare un progetto artistico?

In tale occasione (a novembre nel 2025) e alla rassegna Corti d’inverno (gennaio 2026) ho messo in scena il monologo “Varco della soglia virtuale” scritto da Cristina Nardelli (che già lo aveva portato a Monologando e Dialogando 2025, con la regia di Alessandro Iori), dove interpreto una donna vittima di una relazione tossica nata in chat. Ho vissuto tale esperienza con non poche difficoltà, anche perchè farsi la regia da soli non è facile. Soprattutto se decidi di farla statica, come ho fatto io. Differenze tra stare sul palco e guidare un progetto artistico? Se stai sul palco non vedi come viene fuori il progetto, cosa che noti solo se lo vedi da fuori. La conferma l’ho avuta successivamente quando, in un paio di occasioni teatrali, ho riproposto il medesimo monologo con la regia dell’autrice.

Il tuo percorso comprende anche diverse esperienze cinematografiche e audiovisive. Quali differenze trovi tra la recitazione teatrale e quella davanti alla macchina da presa e quale dei due linguaggi senti più vicino alla tua sensibilità?

Sul palcoscenico stai a contatto con il pubblico. Davanti alla macchina da prese invece no. Sento più vicino alla mia sensibilità la recitazione teatrale perché, appunto, ti fa stare a contatto con le persone. Ritengo comunque fondamentale anche la recitazione cinematografica in quanto ti aiuta a raggiungere la naturalezza. Per me queste due arti sublimi sono entrambi fondamentali, oltre ad essere complementari, per fare di te un attore completo.

Attualmente stai approfondendo anche il doppiaggio presso la scuola Voice Art Dubbing. Che cosa ti affascina di questo mondo e quali nuove possibilità espressive pensi possa offrirti?

Innanzitutto tengo a dire che in questa scuola, molto conosciuta e seria poi, si fa di tutto. Anche recitazione, cosa fondamentale per il doppiaggio, e dizione. Anche perchè un doppiatore deve essere prima di tutto un bravo attore. Avevo già sfiorato questa disciplina a una giornata di doppiaggio presso la Dubbing Brothers, mi ha incuriosito e mi sono detta: proviamoci! Penso che possa aiutarmi a crescere ancora di più artisticamente, oltre ad aggiungere un tassello al mio bagaglio formativo.

Hai una formazione linguistica che comprende inglese e francese, oltre a una conoscenza dello spagnolo. Quanto può essere importante conoscere altre lingue per un’attrice che desidera confrontarsi con produzioni e realtà artistiche internazionali?

Tuttora non ho avuto ancora a che fare con produzioni internazionali. Sono consapevole però del fatto che per un’attrice che desidera farlo sia importante conoscere le lingue perché senza di esse non ci si può confrontare con persone che lavorano nel mondo dello spettacolo che non capiscono e/o non parlano la nostra

Nel tuo percorso hai alternato recitazione, canto, danza, scrittura e regia. Ti consideri un’artista poliedrica oppure pensi che tutte queste discipline siano espressioni differenti di un’unica passione?

Personalmente mi considero un’artista poliedrica, anche grazie al supporto e ai consigli che ricevo ogni anno dai miei amici e colleghi dei vari settori.

Guardando al cammino compiuto finora, quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente arricchita, sia sul piano umano sia su quello professionale?

Le esperienze che mi hanno maggiormente arricchito sicuramente sono le rassegne teatrali perché sono occasioni in cui non solo si possono testare nuove idee teatrali ma nascono anche nuove conoscenze, amicizie e, perchè no, collaborazioni. Quella che sto portando avanti con Barbara Sirtoli, di cui ho parlato prima, ne è un esempio. Anche le masterclass di recitazione cinematografica mi hanno arricchito perché, grazie alle conoscenze fatte (colleghi e casting director), ho iniziato a scoprire e capire al meglio questo mondo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e quali traguardi desideri raggiungere nel mondo del teatro, del cinema e del doppiaggio?

Prossimamente debutterò come autrice e regista con il corto “Che strani scherzi fa il destino!”, interpretato da me ed altri tre attori, dove racconto in maniera comica cosa succede quando i social in combinazione con il destino stesso fanno sì che una coppia che si lascia casualmente si ritrovi (ma non svelerò mai come!) e, naturalmente, porterò il giro “Le gomme da cancellare”. Sto anche lavorando su un nuovo monologo, “La libertà”, scritto per me e diretto da Francesca Morelli. Dove e quando in scena? Ancora non si sa. Si spera inoltre di riuscire a portare “Come dentro un film” nelle scuole. Fra i traguardi da raggiungere? Ancora nulla di definito.

Descriviti in tre parole.

Divertente, disponibile e sensibile.

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