nasce a Messina nel 1974 e vive a Trento dalla fine del 2007. Poeta e attore, coltiva la passione per la recitazione fin dall’infanzia, quando insieme agli amici del quartiere inventava storie e interpretava personaggi e i celebri “robottoni” degli anni Settanta. Un gioco che, con il passare del tempo, si sarebbe trasformato in un vero percorso artistico.
Nel 2004-2005 frequenta un laboratorio teatrale presso l’Università degli Studi di Messina, ma è nel 2015 che avviene la svolta decisiva, quasi per caso, grazie a un laboratorio estivo presso la Nuda Compagnia di Trento. La forte passione dimostrata durante quell’esperienza lo porta ad accogliere la proposta della regista di proseguire il percorso formativo all’interno di una compagnia Off insieme agli allievi maggiormente motivati. Dopo circa un anno di lavoro, il gruppo confluisce nella compagnia principale, permettendogli di continuare la propria formazione accanto agli attori già presenti.
Parallelamente all’attività con la compagnia, Sculli approfondisce la preparazione attraverso workshop di formazione attoriale, frequentati nei fine settimana e nelle ore serali. Un percorso che prosegue negli anni e che lo porta gradualmente a confrontarsi con provini e produzioni teatrali. Nel 2018 partecipa allo spettacolo di apertura del Pergine Festival, A Manual on Work and Happiness della compagnia portoghese A Mala Voadora, e nello stesso anno prende parte a La scelta di Andrea della Compagnia LuHa di Arco. Nel 2019 è coinvolto in Amour dei Dynamis, ancora nell’ambito del Pergine Festival, mentre nel 2022 entra nel cast di Bros di Romeo Castellucci.
Dal 2017 amplia la propria esperienza avvicinandosi anche al cinema e ai videoclip musicali. Partecipa come comparsa a Menocchio di Alberto Fasulo e a Drive Me Home di Simone Catania, oltre a recitare nel videoclip di Don’t Follow Me della band trentina The Rumpled. Nel febbraio 2018 affronta quasi all’ultimo momento il provino per il videoclip di Life Is Unfair dei Darvaza Wave, ottenendo il ruolo del padre violento in una delle cinque scene che compongono il progetto.
Nel 2021 interpreta il piccolo ruolo di Don Saverio nel film Rispet di Cecilia Bozza Wolf. Alla fine dello stesso anno prende parte alle riprese di Love in the Villa, diretto da Mark Steven Johnson. Inizialmente coinvolto come comparsa, viene posizionato accanto alla protagonista Kat Graham con l’indicazione di reagire alle sue azioni durante la scena. La sua interpretazione viene apprezzata dal regista, che decide di richiamarlo per una successiva sequenza relativa al viaggio in aereo della protagonista, girata due settimane più tardi. Quella che avrebbe dovuto essere una semplice partecipazione come comparsa si trasforma così in un piccolo ruolo, con le scene inserite nel montaggio definitivo, la menzione nei crediti e un’apparizione anche nel trailer del film distribuito da Netflix.
Alla recitazione teatrale e cinematografica Sculli affianca inoltre esperienze nel settore pubblicitario. Tra queste figura la campagna di Dolomiti Paganella del 2019, Come sopravvivere alla neve, realizzata attraverso una serie di mini tutorial curati da Videonaria, e, nel 2026, uno spot per Eurostandard S.p.A., anch’esso realizzato da Videonaria, dedicato alla sensibilizzazione sul consumo dell’acqua.
Alla base del suo percorso rimane una concezione della recitazione fondata sulla formazione continua. Sculli considera infatti l’attore simile a un atleta, chiamato ad allenarsi costantemente per sviluppare e mantenere i propri strumenti espressivi. Per questo continua a considerarsi un artista in formazione e, dall’ottobre 2026, frequenta un corso di recitazione cinematografica presso la Nuovaera Film Academy di Pellizzano e prosegue la propria preparazione presso Estro Teatro a Trento. Un percorso iniziato da bambino quasi come un gioco e diventato negli anni una ricerca artistica che attraversa teatro, cinema, videoclip e pubblicità.
Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è la forma più alta di espressione per l’essere umano ma allo stesso tempo intima e personale dato che è come portare all’esterno ciò che si ha dentro per mostrarla al mondo.
Nel 2015 hai vissuto quella che definisci una svolta quasi casuale. Cosa è successo durante quel laboratorio della Nuda Compagnia di Trento che ti ha fatto capire che la recitazione poteva diventare qualcosa di più di una passione?
Non ricordo bene cosa possa essere successo ma il fatto di riprendere una cosa che avevo messo da parte dopo i giochi di bambino e la breve esperienza del 2004 forse ha fatto scattare qualcosa dentro di me che non so descrivere a parole ma che mi ha spinto a continuare ed ha cogliere al volo le successive opportunità.
Quanto è stato importante il percorso nella compagnia Off e poi nella compagnia principale per costruire la tua identità di attore?
Il primo percorso è stato importante perché mi ha dato la possibilità di confrontarmi ad un livello superiore rispetto al laboratorio iniziale con le persone con le quali ho iniziato ed il secondo ancora di più dato che ci si poteva confrontare con attori di maggiore esperienza che avevano già saggiato il palcoscenico di fronte ad un pubblico e “rubare” qualcosa dalla loro esperienza per crescere. Percorso che mi ha consentito di cercare di capire quale strada seguire nell’ampio ventaglio delle opportunità recitative fino ad abbracciare anche la settima arte.
Hai scelto di investire molto nella formazione, partecipando a workshop e continuando ancora oggi a studiare. Cosa significa per te essere un attore “in formazione”?
Significa non sentirsi mai arrivati e non dare mai per scontato quello che si è imparato dato che è un attimo dimenticare tutto. Come ho scritto nella biografia sto iniziando un percorso presso Estro Teatro. Alla prima lezione l’insegnante ci ha fatto fare un esercizio di osservazione e sono rimasto colpito dal fatto che certe abilità si danno per scontate ed in realtà è un attimo a ritrovarsi come se si fosse all’inizio della formazione.
Paragoni l’attore a un atleta che deve allenarsi continuamente. Quali sono, secondo te, gli strumenti che un attore deve allenare maggiormente?
Secondo me è molto importante la cura del corpo che è il primo strumento dell’attore, in secondo luogo la voce con lo studio della dizione.
Nel tuo percorso hai avuto modo di confrontarti con realtà teatrali molto diverse, fino ad arrivare a Bros di Romeo Castellucci. Che cosa ha rappresentato per te quell’esperienza?
Ha rappresentato il riprendere qualcosa di anticonvenzionale come erano gli spettacoli della Nuda Compagnia rispetto agli altri ai quali avevo partecipato perché ha messo a nudo appunto delle verità che si tende a volere nascondere.
Dal teatro sei passato anche al cinema, ai videoclip e alla pubblicità. Cosa cambia nel tuo modo di lavorare quando passi da un linguaggio all’altro?
Cambia moltissimo dato che avendo una formazione iniziale basata sul teatro ho dovuto decostruire tutto per adattare la mia recitazione alla macchina da presa che cattura ogni minimo dettaglio con la conseguenza di rendere grottesco, esagerato e poco credibile quello che potrebbe apparire giusto in teatro.
In Love in the Villa sei stato inizialmente coinvolto come comparsa, ma una tua reazione durante una scena ha attirato l’attenzione del regista Mark Steven Johnson, portandoti a essere richiamato per una seconda sequenza. Quanto ti ha insegnato quell’esperienza sull’importanza di essere sempre presenti e pronti, anche quando il ruolo sembra marginale?
Quell’esperienza mi insegnato moltissimo e mi posso riallacciare al discorso dell’attore in formazione, se precedentemente a questa opportunità non avessi seguito vari corsi di Commedia dell’Arte, probabilmente in quel momento non sarei riuscito a cavarmela. La domanda che mi sono posto nel momento in cui mi veniva data l’indicazione dal regista è stata “adesso che faccio?” e mi è apparso davanti lo Zanni che è uno dei primi personaggi che si studiano e che si interpretano. Ovviamente essendo davanti ad una macchina da presa ho dovuto adattarlo alla recitazione cinematografica che, come ho detto in precedenza, è molto diversa ma se non avessi avuto quella formazione non me la sarei cavata quindi confermo che è importantissimo essere sempre presenti e pronti, anche quando il ruolo sembra marginale.
Hai interpretato anche personaggi molo diversi tra loro, come il padre violento nel videoclip Life Is Unfair e Don Saverio nel film Rispet. Quanto ti interessa esplorare personaggi lontani dalla tua personalità?
Mi interessa tantissimo esplorare personaggi lontani da me per uscire da quella che viene chiamata zona di confort allo scopo di mettersi in gioco per crescere e chissà un giorno prendere un ruolo da protagonista interpretando un personaggio che si trova all’opposto rispetto a me.
Guardando al percorso iniziato da bambino e arrivato oggi tra teatro, cinema, videoclip e pubblicità, c’è un ruolo o un progetto che senti di non aver ancora interpretato e che vorresti particolarmente affrontare?
Si, mi piacerebbe confrontarmi con il personaggio di un grande avvocato, magari in un progetto ispirato ad una importante causa civile che ha risolto i problemi di molte persone e cambiato il modo di vedere della Società.
Descriviti in tre parole.
Timido, riservato ma a volte anche espansivo.