nato nel 1995, è un giovane artista che ha costruito la propria ricerca creativa attorno al recupero dei materiali e alla loro trasformazione in oggetti capaci di assumere una nuova identità. La sua esperienza artistica ha avuto inizio già durante l’adolescenza, quando ha cominciato a utilizzare i tappi di sughero per realizzare originali costruzioni, dando progressivamente forma a un universo nel quale manualità, fantasia e attenzione per i dettagli si incontrano.
Attraverso il sughero recuperato, Santambrogio crea velieri dotati di elementi mobili, come argani e timoni, ma anche automobili, furgoni, aerei e numerosi altri soggetti. Oggetti comuni e apparentemente destinati a essere scartati diventano così la materia prima di piccole costruzioni nelle quali la componente artigianale si unisce alla capacità di immaginare nuove possibilità espressive.
Con il passare del tempo, alla lavorazione del sughero si è affiancato l’interesse per un’ulteriore forma di riciclo creativo. L’artista ha iniziato infatti a intervenire su bottiglie e contenitori di vetro, trasformandone le superfici attraverso la pittura. Su questi supporti realizza complessi disegni geometrici e figure astratte, talvolta nate interamente dalla fantasia, altre volte ispirate a elementi osservati nella realtà.
Elemento centrale del suo percorso è la scelta di utilizzare esclusivamente materiali riciclati. Per Santambrogio, infatti, la creazione artistica diventa anche un modo per sensibilizzare verso il rispetto dell’ambiente e i principi della sostenibilità e dell’ecologia. Materiali che hanno terminato la propria funzione originaria vengono recuperati e reinterpretati, dimostrando come ciò che normalmente viene considerato uno scarto possa trasformarsi in una risorsa creativa e acquisire una nuova vita attraverso l’arte.
La sua produzione si sviluppa quindi attraverso un linguaggio personale nel quale riciclo, manualità e immaginazione convivono, accompagnati dalla volontà di trasmettere un messaggio legato alla tutela dell’ambiente. Ogni creazione nasce dal recupero e dalla trasformazione, facendo della sostenibilità non soltanto una scelta tecnica, ma uno degli elementi caratterizzanti della sua ricerca.
Santambrogio sta inoltre portando il proprio lavoro all’interno di contesti espositivi. Attualmente partecipa a una mostra patrocinata da Overartmilano, esperienza durante la quale alcune delle sue creazioni sono state anche vendute, rappresentando un ulteriore passo nel percorso di diffusione e conoscenza della sua produzione artistica.
Attraverso il suo lavoro, Francesco Santambrogio continua a sperimentare le possibilità offerte dai materiali di recupero, trasformando tappi di sughero, bottiglie e contenitori di vetro in opere nelle quali creatività e attenzione ambientale procedono nella stessa direzione. Un percorso che parte da oggetti semplici e quotidiani per attribuire loro una seconda possibilità, affidando all’arte il compito di dimostrare come anche ciò che viene scartato possa tornare a raccontare una storia.
Cos’è per te l’arte e quale ruolo occupa nella tua vita?
Per me l’arte è la possibilità di dare una forma concreta alla fantasia, creando qualcosa di personale anche a partire da materiali semplici. È una passione che mi accompagna fin da ragazzino e che nel tempo si è sviluppata attraverso la costruzione di oggetti e la pittura. Mi piace osservare un materiale e immaginare quello che potrebbe diventare.
La tua passione per la creazione di oggetti con materiali riciclati è iniziata quando eri molto giovane. Ricordi la prima opera che hai realizzato con i tappi di sughero?
Frequentavo le prime classi elementari e guardando mia madre buttare dei tappi di bottiglia, pensai che potessero invece essere usati in altro modo e così cominciai intagliando un tappo e creando un piccolo veliero ( vedi fotografia 1 che allego)
Cosa ti ha spinto a scegliere proprio il sughero come uno dei materiali principali della tua ricerca artistica?
Il sughero è un materiale semplice, che appartiene alla vita quotidiana e che spesso viene scartato senza pensarci. Mi ha incuriosito la possibilità di utilizzare i tappi come elementi da combinare e trasformare. Partendo da una stessa forma si possono costruire oggetti molto diversi: velieri, automobili, furgoni, aerei e tutto ciò che suggerisce la fantasia.
Realizzi velieri, automobili, furgoni, aerei e molti altri oggetti, alcuni dotati anche di elementi mobili. Come nasce una tua creazione e quanto lavoro c’è dietro la sua realizzazione?
Le mie creazioni nascono dall’idea di un soggetto che vorrei riprodurre e dalla ricerca di un modo per realizzarlo con i materiali che recupero. Il lavoro richiede pazienza e attenzione, soprattutto quando inserisco elementi mobili, come gli argani e i timoni dei velieri. I tempi cambiano a seconda della complessità dell’opera: ogni dettaglio deve trovare il proprio posto e contribuire al risultato finale.
Al lavoro con il sughero hai affiancato la pittura su bottiglie e contenitori di vetro. Come è nata l’esigenza di sperimentare questa nuova forma espressiva?
È nata dal desiderio di esplorare un’altra possibilità di riciclo creativo. Una bottiglia o un contenitore di vetro possono diventare una superficie sulla quale dipingere, acquistando un aspetto e un valore nuovi. Questa esperienza mi permette di esprimermi attraverso i colori e il disegno, affiancando alla costruzione tridimensionale una forma diversa di creatività.
Nelle tue opere compaiono disegni geometrici complessi e figure astratte. Quanto spazio lasci alla fantasia e quanto, invece, parti dall’osservazione della realtà?
Entrambe hanno spazio nel mio lavoro. Alcuni disegni nascono liberamente dalla fantasia, altri prendono spunto da ciò che osservo nella realtà. Mi piace reinterpretare questi spunti attraverso forme, colori e composizioni personali. La geometria mi permette di costruire disegni articolati, mentre le figure astratte mi lasciano maggiore libertà espressiva.
Hai scelto di utilizzare esclusivamente materiali riciclati. Quanto è importante per te trasmettere attraverso l’arte un messaggio legato alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente?
È una parte importante di ciò che faccio. Attraverso le mie creazioni vorrei mostrare che anche un materiale destinato a essere buttato può avere ancora delle possibilità. Il rispetto dell’ambiente si esprime anche attraverso piccoli gesti concreti: recuperare un tappo o una bottiglia e trasformarli in un’opera è il mio modo di contribuire e di invitare a guardare con maggiore attenzione ciò che scartiamo.
Dare una nuova vita a un oggetto destinato a essere scartato può avere anche un significato simbolico. Cosa rappresenta per te questa trasformazione?
Per me significa riconoscere una possibilità dove sembra che non ci sia più nulla da utilizzare. Un oggetto può cambiare funzione e diventare qualcosa capace di suscitare curiosità o emozione. È questa trasformazione che mi affascina: vedere come un materiale comune, attraverso il lavoro e la fantasia, possa acquistare una nuova identità.
Stai partecipando a una mostra patrocinata da Overartmilano, dove alcune delle tue creazioni sono state anche vendute. Cosa significa per te vedere il pubblico interessarsi al tuo lavoro e scegliere di portare a casa una tua opera?
È una grande soddisfazione. Significa che qualcosa nato dalla mia fantasia riesce a incontrare il gusto e la sensibilità di un’altra persona. Sapere che qualcuno ha scelto una mia creazione per portarla nella propria casa dà valore al tempo e alla cura che le ho dedicato e mi incoraggia a continuare.
Guardando al futuro, quali nuovi materiali, soggetti o progetti vorresti sperimentare per far evolvere ulteriormente la tua ricerca artistica?
Vorrei continuare a sviluppare sia le costruzioni in sughero sia la pittura sul vetro, sperimentando nuovi soggetti, forme e composizioni. Mi interessa anche esplorare le possibilità di altri materiali di recupero, mantenendo il legame tra creatività e rispetto dell’ambiente. Vorrei che il mio lavoro continuasse a crescere attraverso la sperimentazione e le occasioni di confronto con il pubblico.