Guarda che bella faccia che hai

Piccole rivoluzioni quotidiane per fare pace con lo specchio

C’è un momento, davanti allo specchio, in cui noi donne riusciamo a trasformarci in un comitato tecnico di valutazione di altissimo livello. La luce del bagno è una sfida all’autostima, naturalmente (chiunque abbia progettato i faretti del bagno merita una conversazione approfondita). Ci avviciniamo. La ruga qui. La macchia là. La palpebra oggi ha deciso di vivere una vita propria e indipendente. Il contorno del viso appare leggermente più morbido di ieri. Insomma in pochi secondi quella faccia che ci accompagna da una vita diventa un elenco di interventi di manutenzione straordinaria.  Eppure quello è il nostro viso. Si care. Quello con cui abbiamo riso fino alle lacrime, sedotto, pianto in macchina cercando di salvare il salvabile del mascara, guardato qualcuno pensando “ti amo” e qualcun altro pensando cose decisamente riservate. È il viso con cui attraversiamo il mondo. Così mi sono chiesta: quando abbiamo iniziato a guardarlo come un elemento da correggere?

Il vocabolario della bellezza è stranamente bellicoso

Pensiamoci un attimo. Combattere le rughe. Contrastare i segni del tempo. Correggere le imperfezioni. Eliminare le macchie. Cancellare. Praticamente più che una beauty routine sembra il manuale di addestramento dei Navy SEAL. Sia chiara una cosa: amo prendermi cura della pelle. Amo le creme cremine cremette, i trattamenti naturali, il massaggio del viso, lo yoga facciale. Mi affascina studiare cosa accade al nostro volto e scoprire gesti che lo fanno stare bene. Mi interessa anche sapere da quale luogo interiore parte quel gesto. Perché posso applicare una crema guardandomi allo specchio e pensare: “Vediamo se riusciamo a mettere una pezza a questo disastro.” Oppure posso toccare lo stesso identico viso pensando: “Eccomi. Questa sera mi dedico del tempo, di qualità.” La crema è la stessa. L’impatto emotivo e chimico sul nostro corpo è radicalmente diverso.

Il nostro viso parla (anche quando preferiremmo tacesse)

Il viso è una delle parti più espressive e vive di noi. Trattiene tensioni, si muove continuamente e, con una certa tendenza all’insubordinazione, qualche volta racconta esattamente ciò che desideravamo tenere riservato. Puoi dire tranquillamente: “Tutto a posto!” e avere due sopracciglia che stanno già pensando alla causa legale. È anche per questo che trovo affascinante lavorare sul viso andando oltre l’idea puramente estetica. Respirare. Toccarlo con presenza. Muovere consapevolmente alcuni muscoli. Accorgersi che stiamo serrando la mandibola come se dovessimo rompere noci. Sentire dove accumuliamo tensione. Concedere alle mani qualche minuto in più anziché spalmare la crema alla velocità con cui imburriamo, (magari! per me zero latticini ora, sigh), una fetta biscottata quando siamo in ritardo per il lavoro. Sono gesti semplici che anno il potere di trasformare la qualità del momento che stiamo vivendo.

La bellezza di creare un proprio rituale

Personalmente amo i dettagli che creano atmosfera: una candela accesa, le gocce di un olio essenziale, la sintonia con le fasi della luna… C’è una magia profonda nell’intrecciare la nostra cura con i ritmi della natura. Allo stesso tempo, un rituale è prima di tutto un’intenzione. Un modo per uscire dall’automatismo ed entrare con presenza in ciò che stiamo facendo. Detergere il viso può essere una routine meccanica. Oppure può diventare un momento in cui sentiamo l’acqua, la temperatura, il profumo, il contatto piacevole delle mani sulla pelle. Una vera coccola tutta nostra e sempre a disposizione! Applicare una crema può durare ventidue secondi mentre con l’altra mano rispondiamo a messaggi o può diventare un appuntamento fisso con noi stesse. Preparare una maschera con ingredienti naturali può perfino riportarci a una dimensione giocosa della bellezza: mescolare, annusare, spalmare e guardarci allo specchio con la faccia ricoperta di un composto verde di dubbia provenienza. Che, diciamolo, ridimensiona immediatamente qualsiasi tentazione di prenderci troppo sul serio.

Naturale significa libertà

C’è un altro equivoco che mi interessa sciogliere. Quando parlo di bellezza naturale, immagino la totale libertà di scelta, ben lontana dall’idea di lanciare il mascara dalla finestra per lavarsi il viso esclusivamente con acqua di sorgente raccolta all’alba tra le Alpi. Ognuna sceglie ciò che la fa stare bene. Per me naturale significa soprattutto accogliere il proprio volto nella sua unicità. Possiamo desiderare una pelle più luminosa? Certamente. Possiamo divertirci con la tonicità, i cosmetici, lo yoga facciale, truccarci e sperimentare? Assolutamente sì. Possiamo farlo partendo dal piacere di curare ciò che siamo oggi, scegliendo la pienezza del presente invece di rinviare la nostra gioia alla versione “perfetta” che speriamo di vedere domani nello specchio (fanciulle mie i vent’anni non tornano più, facciamocene una ragione). C’è una  bella differenza tra volersi bene e desiderarsi diverse.

Il gesto più rivoluzionario? Guardarci davvero

Lentamente. Evitando di fare il check dei danni dall’ultima volta. Guardarci e basta. Quel viso contiene anni, espressioni, notti di risate a crepapelle e notti decisamente brevi, cambiamenti, vita. È vivo. Merita la pace, anziché una dichiarazione di guerra ogni giorno. Stasera possiamo semplicemente appoggiare le mani sulle guance, fare un bel respiro e concedergli qualche minuto di pura attenzione. La ruga resterà magari esattamente dov’è. La mandibola finalmente si rilasserà. Noi sorrideremo, e, almeno per questa sera, il comitato tecnico di valutazione può considerarsi sciolto per manifesta inutilità. Olé!

a cura di Valentina Gazelle

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