Giovanni Ruggiero

nato a Napoli nel 1980, è un infermiere e coordinatore infermieristico che ha trasformato la cura, l’ascolto e l’assistenza in una vera vocazione di vita. Fin dagli inizi del suo…

BIOGRAFIA

#Giovanni Ruggiero

nato a Napoli nel 1980, è un infermiere e coordinatore infermieristico che ha trasformato la cura, l’ascolto e l’assistenza in una vera vocazione di vita. Fin dagli inizi del suo percorso nel mondo sanitario si è distinto per empatia, dedizione e una naturale capacità di entrare in relazione con i pazienti, diventando nel tempo un punto di riferimento umano oltre che professionale per colleghi e persone assistite.

Dopo anni di esperienza maturata in diversi ospedali napoletani, ha assunto il ruolo di coordinatore infermieristico presso l’Hospital Camaldoli, dove guida i reparti di Hospice e Suap con grande senso di responsabilità. Nonostante l’incarico, continua a mantenere un contatto diretto con i pazienti, conservando quell’approccio autentico fatto di presenza, ascolto e vicinanza che ha sempre contraddistinto il suo operato.

Il suo percorso professionale, costellato di incontri, storie e momenti intensi vissuti tra le corsie ospedaliere, ha dato origine a una profonda esigenza narrativa. Da questa nasce “Cuori in trincea. Viaggio di consapevolezza e scoperta”, pubblicato da Graus Edizioni nel 2025, un’opera autobiografica che racconta il lato più umano e spesso invisibile della sanità. Attraverso testimonianze vere e toccanti, il libro restituisce dignità e voce al rapporto tra infermiere e paziente, trasformando le corsie in luoghi simbolici in cui ogni gesto di cura diventa espressione di umanità e resistenza.

Il volume ha riscosso un importante successo di pubblico e critica, fino a ottenere il riconoscimento al premio letterario “Approdi d’autore 2026” a Ischia, affermandosi come un caso editoriale capace di emozionare e far riflettere. Parallelamente, l’opera ha ottenuto una significativa risonanza mediatica, portando l’autore a condividere la propria esperienza in numerosi programmi televisivi, radiofonici e testate giornalistiche.

Parallelamente all’attività sanitaria, Giovanni Ruggiero ha maturato anche un’esperienza nel mondo editoriale, collaborando alla realizzazione di un progetto dedicato all’attrice venezuelana Grecia Colmenares, consolidando così la sua inclinazione verso la scrittura e la narrazione di storie autentiche.

Oggi continua a vivere la professione infermieristica come una missione. Il suo percorso rappresenta un esempio di come la sanità possa andare oltre la tecnica, diventando spazio di relazione, empatia e profonda umanità.

Cos’è per te l’arte?
Per un infermiere, l’arte è la scienza trasformata in empatia: è la capacità di unire la precisione della tecnica clinica al calore umano, trasformando ogni gesto assistenziale in un atto di dignità, ascolto e sollievo per la fragilità altrui.

Cosa significa per te oggi essere infermiere, al di là del ruolo e delle responsabilità?
Per me essere infermiere significa custodire la dignità umana: è la capacità di essere presenza, ascolto e rifugio per chi soffre, mettendo sempre la persona prima di ogni cosa come se il paziente fosse una nostra nonna…Una nostra mamma…Bisogna dare amore, calore è soprattutto dignità…

Quando hai capito che la tua professione sarebbe diventata una vera e propria vocazione?
Nel momento in cui ho capito che, anche quando non è piu possibile guarire, resta sempre l’infinito spazio del curare; quando la presenza, l’ascolto e la vicinanza umana diventano importanti più di quanto la tecnica infermieristica.

Qual è l’insegnamento più profondo che hai ricevuto dai pazienti durante il tuo percorso?
Ho visto e conosciuto tanti volti…Tutti i pazienti mi hanno lasciato un qualcosa. L’insegnamento più profondo è stato quello che quando la vita si spoglia del superfluo, resta solo l’essenziale: il valore del tempo, la dignità è l’inestimabile peso della vicinanza dei propri affetti.

In che modo le esperienze vissute in corsia hanno influenzato il tuo modo di vedere la vita?
Le tante esperienze di corsia hanno totalmente cambiato ed influito sulla mia vita: mi hanno insegnato a ridimensionare i problemi quotidiani, a dare valore al tempo, ad apprezzare le piccole e grandi gioie quotidiane. Senza lamentarsi mai del superfluo.

Come nasce l’idea di trasformare storie così intime e delicate in un libro?
Nasce dal bisogno di voler raccontare di chi ha lottato in corsia e di lasciare un messaggio fondamentale: oltre le terapie e la tecnica, ogni paziente ha un bisogno vitale di calore umano, presenza e ascolto.

Qual è stata la difficoltà più grande nello scrivere “Cuori in trincea”?
La difficoltà piu grande è stata mettere a nudo le mie emozioni. Essendo una persona molto riservata, raccontare il mio vissuto personale è stato un vero e proprio spogliarsi; ci ho messo molto tempo ad abituarmi all’idea che tutti potessero leggere la parte più intima e fragile di me.

Cosa rappresenta per te il titolo del libro e la metafora della “trincea”?
La trincea è quello che viviamo quotidianamente nei reparti: fatti di ritmi serrati, urgenza e fatica soprattutto emotiva, dove lottiamo ogni giorno, fianco a fianco, per difendere la dignità e la vita di chi soffre.

Quale messaggio speri arrivi a chi legge le tue pagine?
Vorrei che arrivasse un messaggio chiaro dalle pagine del mio libro: nessuno è mai soltanto una diagnosi o un numero di letto. Oltre la tecnica infermieristica e i protocolli ospedalieri, ciò che restituisce speranza e sollievo è il calore umano, l’ascolto e la presenza. Prendersi cura dell’altro.

Come è cambiato il tuo rapporto con la scrittura dopo la pubblicazione del libro?
Dopo la pubblicazione è diventata un ponte di condivisione e responsabilità: ho capito che quelle parole non appartenevano più sole a me. La scrittura è passata dall’essere uno sfogo personale a un’autentica forma di dialogo e testimonianza. Questo libro ha cambiato la mia vita facendomi incontrare tante persone. In particolare, una persona è stata una spalla fondamentale: mi ha sostenuto neo crolli emotivi, nelle interviste e nei viaggi fuori Napoli. Anche se le nostre strade si sono divise, resta una profonda gratitudine per chi mi ha aiutato a comprendere e gestire un successo a cui non ero affatto abituato.

Che impatto ha avuto su di te il riconoscimento al premio “Approdi d’autore 2026”?
Vincere questo premio è stato il coronamento di un sogno del tutto inaspettato: non avrei mai immaginato che la mia storia potesse arrivare fino a li. E’ di questo ringrazio calorosamente la mia casa editrice GRAUS. Custodirò per sempre questo turbinio di emozioni, con profonda gratitudine e affetto verso tutti i lettori.

Quanto è importante, oggi, raccontare il lato umano della sanità?
E’ fondamentale, oggi piu che mai. In un mondo guidato da ritmi frenetici e fredda tecnologia, raccontare l’umanità, l’amore della cura di un infermiere per i propri pazienti. Significa abbattere i muri dell’indifferenza, restituire dignità alla fragilità.

Cosa ti auguri per il futuro, sia come professionista sanitario che come autore?
Come professionista, mi auguro di non perdere mai la disponibilità, la forza e la voglia di fare per i pazienti: penso piu di cosi non si possa chiedere. Come autore, spero di continuare a dare voce alla mia umanità, usando parole per costruire ponti di empatia e abbattere l’indifferenza.

Prossimi progetti per il libro “Cuori in trincea”?
Sì, è un continuo muoversi e mai stare fermi un attimo. Infatti, il 4 ottobre sarò al Palazzo Reale di Napoli al Campania Libri Festival, dove alle ore 11:00, presso la sala “Sciurella”, presenterò il mio libro. E non finisce qui: a febbraio ci sarà una mega sorpresa che al momento non posso ancora svelare!

Descriviti in tre parole.
Empatico, resilente, presente…Empatico per la capacità di ascoltare e sentire l’altro. Resilente per la forza di restare saldo nelle difficoltà di reparto. Presente per la scelta di essere davvero, sempre.

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