nasce a Catanzaro il 23 luglio 1993. Appassionata di romanzi, in particolare delle storie intense e romantiche di Nicholas Sparks, coltiva da sempre l’amore per la scrittura. Accanto alla letteratura nutre una forte passione per la musica e ha studiato canto per molti anni. Amante dei viaggi, crede che conoscere nuove culture e luoghi diversi sia un modo autentico per arricchire lo sguardo sul mondo e su sé stessa, tanto che nell’ultimo periodo ha iniziato a studiare la lingua e la cultura turca. Questo è il suo primo romanzo, con cui desidera condurre i lettori in un viaggio intenso, fatto di emozioni, riflessioni e avventure.
Cos’è per te la scrittura e che ruolo ha nella tua vita quotidiana?
Per me la scrittura è, prima di tutto, un modo per dare forma a quello che sento e che immagino. È uno spazio in cui posso fermarmi, osservare le emozioni e trasformarle in una storia. Nella mia vita quotidiana è diventata una presenza importante. Non riesco sempre a scrivere quanto vorrei, perché ci sono tanti impegni, ma le storie continuano a vivere nella mia testa anche quando non sono davanti al computer o al quaderno con la penna in mano.
In che modo la musica e il canto hanno influenzato il tuo modo di raccontare le emozioni?
La musica e il canto hanno avuto sicuramente un’influenza sul mio modo di vivere e raccontare le emozioni. Cantare significa entrare dentro un’emozione e darle voce, e penso che qualcosa di questo sia passato anche nella mia scrittura. Quando scrivo una scena particolarmente emotiva, cerco soprattutto di farla sentire al lettore, non soltanto di raccontargliela. Per me le parole devono avere quasi un ritmo, come una melodia.
Quali autori, oltre a Nicholas Sparks, hanno segnato il tuo immaginario narrativo?
Nicholas Sparks, in realtà, è sempre stato il mio autore di riferimento. È uno scrittore che ho amato molto e che ha sicuramente influenzato il mio modo di immaginare e vivere le storie. Mi ha sempre colpito il suo modo di raccontare i sentimenti, l’amore, i legami tra le persone e anche le emozioni più dolorose, riuscendo a renderle molto umane e vicine al lettore. Naturalmente, leggendo anche altri autori, si incontrano stili e sensibilità diverse, ma se devo indicare l’autore che ha maggiormente segnato il mio immaginario narrativo, per me è sicuramente Nicholas Sparks.
Quanto incidono i viaggi e l’incontro con nuove culture nella costruzione delle tue storie?
Incidono molto, perché viaggiare significa entrare in contatto con luoghi, persone, tradizioni e modi di vivere diversi dai nostri. Nel mio caso, Istanbul e la cultura turca hanno avuto un ruolo particolarmente importante nella nascita de La Rosa di Andromeda, anche se ancora non ho avuto modo di viverla personalmente. Un luogo può diventare molto più di un’ambientazione: può influenzare l’atmosfera, i personaggi e persino il modo in cui una storia viene percepita. Credo che conoscere culture diverse ci arricchisca anche come narratori, perché ci permette di guardare il mondo da prospettive nuove.
Cosa ti ha spinto a iniziare a studiare la lingua e la cultura turca e pensi che entrerà nei tuoi prossimi lavori?
È nato dal mio interesse per la Turchia e soprattutto per Istanbul, che ha avuto un ruolo molto importante nella nascita de La Rosa di Andromeda. Più mi avvicinavo a questo Paese, più sentivo il desiderio di conoscerne anche la lingua e la cultura. Ho iniziato quindi a studiare il turco perché volevo andare oltre la semplice conoscenza del luogo e comprenderne meglio anche la cultura e le tradizioni. Penso che questo percorso potrà entrare anche in altri miei lavori futuri. La Turchia ormai fa parte del mio immaginario e credo che continuerà a ispirarmi.
Qual è il messaggio principale che desideri trasmettere attraverso il tuo primo romanzo?
Credo che il messaggio principale sia quello di non arrendersi mai alla propria vita, anche quando attraversiamo momenti difficili. Helena deve affrontare delle ferite, delle paure e situazioni che la mettono alla prova, ma proprio attraverso questo percorso impara a conoscersi meglio e a riprendere in mano la propria vita. Vorrei che il lettore capisse che, anche quando pensiamo di esserci persi, possiamo sempre ritrovare noi stessi e avere il coraggio di ricominciare.
Che tipo di emozione vorresti lasciare al lettore una volta terminata la lettura?
Vorrei soprattutto lasciare qualcosa dentro al lettore. Mi piacerebbe che, arrivato alla fine, provasse un’emozione forte e sentisse che il viaggio di Helena, in qualche modo, lo ha toccato. E soprattutto vorrei lasciargli un senso di speranza: la sensazione che, anche dopo momenti difficili e anche quando sembra di aver perso la propria strada, ci sia sempre la possibilità di ricominciare.
Hai già in mente nuovi progetti letterari o un seguito del tuo primo libro?
Sì, ho già iniziato a lavorare al seguito de La Rosa di Andromeda. Per il momento sto procedendo un po’ a rilento, ma ci sto lavorando e la storia sta prendendo forma. È un progetto a cui tengo molto, anche perché significa tornare accanto a personaggi che ormai sento particolarmente vicini. Non voglio però anticipare troppo della storia: preferisco lasciare un po’ di curiosità ai lettori.
Descriviti in tre parole.
Direi: sensibile, determinata e sognatrice. Sensibile perché vivo molto le emozioni e tendo a osservare quello che mi circonda, e credo che questa sensibilità entri inevitabilmente anche nella mia scrittura. Determinata perché, quando desidero davvero qualcosa, cerco di portarla avanti anche quando non è semplice e anche quando i risultati non arrivano subito. Sognatrice perché penso che senza sogni, soprattutto per chi scrive, sarebbe difficile continuare a immaginare, creare storie e credere nelle possibilità.